<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<!-- generator="wordpress/2.1.3" -->
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	>

<channel>
	<title>LIdeS - Laboratorio Identità e Sviluppo</title>
	<link>http://www.lides.it</link>
	<description>Laboratorio ANS Identità e Sviluppo "Stefano Petilli".</description>
	<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 12:17:16 +0000</pubDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.1.3</generator>
	<language>en</language>
			<item>
		<title>La prostituzione transessuale a Torino</title>
		<link>http://www.lides.it/?p=33</link>
		<comments>http://www.lides.it/?p=33#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 08:58:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Sociologia]]></category>

		<category><![CDATA[sessuologia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lides.it/?p=33</guid>
		<description><![CDATA[   Nel trattare il tema della prostituzione transessuale occorre innanzitutto slegare questo tema dalle facili definizioni riconducendolo ad un più ampio contesto storico sociale in quanto la materia è sempre stata legata più che altro al dibattito pubblico o a situazioni delimitate. Parlarne poi riferendolo alla città di Torino significa scavarne, sia pur sinteticamente, tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt"><span>   </span></span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt"></span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Nel trattare il tema della prostituzione transessuale occorre innanzitutto slegare questo tema dalle facili definizioni riconducendolo ad un più ampio contesto storico sociale in quanto la materia è sempre stata legata più che altro al dibattito pubblico o a situazioni delimitate. Parlarne poi riferendolo alla città di Torino significa scavarne, sia pur sinteticamente, tra e negli aspetti e nelle caratteristiche del retroterra socioculturale in cui essa si sostenta. </span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Già per sé il transessualismo è un’esperienza complessa che riguarda milioni di persone, un fenomeno inserito come tale in una rete di rapporti che ne condiziona lo sviluppo, ma una realtà che certamente ha trovato nel tempo in questa città un terreno fertile, perché è facile capire che vivere al Nord e in una grande città è diverso che vivere al Sud o in un piccolo centro, inoltre la città ha rappresentato la condizione di base per potersi costruire un futuro e, soprattutto, restare tranquille. </span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Prima ancora di entrare nella trattazione del tema occorre dire che quando parlo di prostituzione praticata da persone transessuali farò riferimento esclusivamente alle trans MtF (Maschio transizionata Femmina), e che farò riferimento alle caratteristiche del tessuto politico-sociale in cui le transessuali hanno vissuto e vivono la propria esperienza, perché è normale che mutando queste cambia anche il modo di esercitare la prostituzione.</span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Come ci ha insegnato la storia moderna del nostro paese, dal 1700 in poi, la semplice parola prostituzione ha generato un soggetto umano svalutato su cui si è proiettato il rifiuto della morale dominante in quanto percepito in opposizione e come minaccia ai principi monogamici della famiglia nucleare borghese. </span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">A causa della mercificazione, chi si prostituisce incarna nella visione comune il capro espiatorio del pericolo insito nella forza del denaro, la corruzione di ciò che c’è di più sacro: il valore dell’individuo. </span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Il concedersi in vendita esautora chi si prostituisce della propria umanità trascinandola allo stesso livello impersonale del denaro, di cui diventa merce di scambio. </span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Ma è proprio alla luce di quanto ora affermato che meglio si comprende quanto la prostituzione vada considerata allora in rapporto alle condizioni sociali e culturali di riferimento, proprio per non cadere nel rischio di una morale assoluta che porti verso dei giudizi superficiali e ingiusti, e come ciò necessita della rimozione della cortina di ipocrisia persistente e della presa d’atto che la prostituzione risponde ad un bisogno di libertà sessuale che nella nostra società è, nonostante le spinte liberatorie in itinere, ancora largamente represso. </span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Nei fatti sono stati quindi proprio motivi sociali, culturali e storici, che hanno fatto si che la prostituzione sia stata praticata nel tempo dalla stragrande maggioranza delle transessuali, arriverei addirittura ad affermare che essa è stata contingente alla loro esperienza e solo così ha contribuito a problematizzarla. </span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Infatti, tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, quasi tutte le transessuali si prostituivano e tutte coloro che intraprendevano il transito, o percorso transessuale, davano per scontato che la prostituzione fosse l’unica strada percorribile, il sentiero obbligato con cui confrontarsi e scontrarsi. </span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Oggi che la realtà del paese è cambiata, così come la società, la prostituzione non è considerata più l’unica strada percorribile una scelta obbligata, ma questo non significa che il mondo del lavoro sia molto più accessibile. Assistiamo, infatti, ancora una volta ad un’inclusione relativa, diversificata per aree geografiche, sociali, economiche e culturali. </span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Per fare un esempio che può aiutarci a comprendere, da una ricerca svolta nel 1997 dal Movimento Italiano Transessuali e dalla CGIL a Bologna, intitolata Transessualismo, lavoro e prostituzione<em>,</em> si ricavava che su 80 persone transessuali intervistate, coloro che si prostituivano erano 35, di cui solo 10 per scelta. Oggi certamente rispetto a dieci anni fa, i dati si sono leggermente modificati e possiamo tranquillamente affermare che la percentuale di coloro che si prostituiscono si è ulteriormente ridotta mentre credo che le variabili che influenzano le scelte e i percorsi siano rimaste invariate: scolarizzazione, supporto delle famiglie e di altre strutture socio-culturali, benessere e stabilità economica. </span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Tuttavia se da una parte non è più scontato il binomio transessualità-prostituzione non sono altresì cessate le discriminazioni e i pregiudizi che costringono troppo spesso la persona transessuale fuori dai circuiti sociali e lavorativi, cosa che sul versante psicologico alimenta disistima e incoraggia la convinzione di non essere al pari degli altri. </span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Nonostante sia trascorso oltre mezzo secolo queste creature ancora oggi vengono confuse con omosessuali o travestiti, e benché i problemi e le tensioni che nel tempo hanno riguardato sia il rapporto con l’opinione pubblica che con la polizia e i suoi interventi non sempre delicati, abbiamo comunque assistito ad un crescente successo che, grazie a lauti guadagni, ha trasformato la timidezza e l’insicurezza iniziali più che in una padronanza in un’ostentazione di sé. E’ così che la mappa della notte metropolitana si è trasformata, e i luoghi dove le trans stazionano cominciarono a popolarsi: andare a vedere i travestiti è diventato un passatempo per molti, un gioco caratterizzato da curiosità, fascino e morbosità. </span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">I regni delle nuove regine cominciarono ad avere i confini dei parchi, dei viali delle strade, dei quartieri. Questa visibilità ha segnato anche la differenza con la prostituzione femminile, contraddistinta com’è dalla prorompenza esagerata delle trans. </span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Viene infatti da chiedersi chi meglio di una trans può riuscire a mettere in scena e a rappresentare i sogni, le perversioni e le contorsioni dell’immaginario maschile? Quello che le trans tentano di mettere in scena e a rappresentare sulle strade è in fondo un nuovo modello di femminilità esercitando quel ruolo che normalmente le viene negato. La trans recita su un palcoscenico che ha le caratteristiche della vita reale, confondendo realtà e fantasia e</span><span style="font-family: 'Verdana','sans-serif'"> </span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">creando i presupposti per un orizzonte erotico più complesso, forse più incerto e problematico, ma anche più aperto e inesplorato.</span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">E’ la centralità del corpo che caratterizza l’esperienza trans perché è sul corpo che una trans interviene modificandone l’aspetto per adattarlo alla percezione profonda di sé. </span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">E allora se il corpo rappresenta l’essenza di una persona esso deve essere in armonia con la propria concezione del genere a cui si ritiene di appartenere, così sembra dire che quel corpo prima rinnegato era diventato un corpo pregiato.</span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Fin dagli anni Cinquanta lo sviluppo produttivo ha cominciato a trasformare Torino in un centro di attrazione di flussi migratori interregionali. Cosicché la città ha conosciuto la disgregazione sociale, le difficoltà di inserimento mescolato a disagi che definirei strutturali legati a ragioni di clima e di ritmo lavorativo e di linguaggio.</span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Non è un caso che anche le transessuali italiane che qui si prostituiscono ancora oggi provengano quasi tutte dalle regioni di immigrazione (siciliane, calabresi, pugliesi e campane, cosi come poche del Lazio e lombarde). </span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Succede poi che il meridione di ieri è oggi il Sud America, tanto che l’immagine della prostituzione transessuale è quella vista sulle strade e riguarda quasi esclusivamente persone immigrate, mentre per contro la prostituzione esercitata in appartamento, meno visibile ma non per questo meno diffusa, riguarda invece maggiormente transessuali e travestiti italiani.</span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Per spiegare ciò dobbiamo rifarci a ciò che è accaduto negli ultimi decenni che ha radicalmente mutato il panorama. </span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Infatti, è tra il 1983 e il 1984 che qualcosa è cambiato nella direzione dei flussi migratori, dal Sudamerica e specialmente dal Brasile. In particolare la rotta che attraverso la Spagna portava in Francia, anzi, per l’esattezza, al Bois de Boulogne<em> </em>di Parigi il più famoso ritrovo della prostituzione trans in Europa, cambiò direzione a seguito di norme più restrittive adottate dalla Francia in materia di immigrazione. Le prime ad arrivare furono le brasiliane, la maggior parte delle quali, proveniente dalle Favelas dove sono state avviate alla prostituzione fin dall’infanzia, seguite da colombiane, peruviane e venezuelane. Furono tuttavia proprio le carioca a sostituire le minigonne con il nudo, a mostrare seni enormi, culi esagerati e <span> </span>membri esposti. Con l’arrivo di questi nuovi “costumi” si diffuse altresì l’uso, fino a quel momento discreto e malcelato, di modellarsi il corpo o addirittura di trasformarlo con chirurgia estetica e silicone liquido. Ricordiamo qui le tante vittime decedute per embolia grassa, flebiti, crisi di rigetto e choc allergico, il tutto per diventare ancora più favolose tanto da poter smettere la terapia ormonale fai da te e lavorare ancora meglio. </span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">E’ con l’arrivo delle trans dal Brasile che venne coniato il nuovo termine viados che sostituì rapidamente il nostrano travestito. In portoghese esso sta per deviados e contiene in sé tutta l’accezione negativa e tutta la carica di disprezzo e stigma sociale insita nel suo significato.</span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Alla fine degli anni ottanta poi arrivò l’Aids, e il corpo diventò problematico, una fonte di rischio e quindi di paura. Si ritornò così al concetto di corpo proibito e tutto questo influenzò moltissimo la prostituzione, nelle sue forme, nelle sue regole e nel suo esercizio. La comunità trans pagò naturalmente un prezzo sia in termini di vite umane che in termini di insicurezza e di emarginazione da leggersi come debolezza sociale. </span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Alla richiesta di un più rigido controllo sociale i media paventavano spesso scenari apocalittici. Viene da riflettere a pensare che la stessa storia dell’umanità abbia fatto sempre un uso politico delle epidemie, i cui effetti sociali, culturali, oltre che sanitari, hanno sempre segnato profondamente gli usi e i costumi delle civiltà, a volte diventando la causa del loro stesso mutamento. </span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 10pt 18pt" class="MsoNormal"><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Se in passato il cliente doveva accertarsi di non aver ingaggiato un omosessuale travestito, la cosiddetta Regina, ma effettivamente una donna, (e su questi equivoci sia l’aneddotica popolare sia quella cinematografica da avanspettacolo hanno fatto le loro fortune con battute scontate), ora invece pare essersi creato un universo con una clientela socialmente trasversale interessata a queste creature, magari proprio escludendo l’offerta femminile.</span></p>
<p><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Ormai si è sviluppata una certa letteratura sulla richiesta della figura ambigua e sulla notevole reazione che gli uomini manifestano a proposito dei loro stessi genitali. La richiesta di genitali maschili in erezione ha ancora un valore omosociale indipendente dai gusti sessuali. Potremmo dire per iniziare, come ha detto il sociologo Roberto Sabatini, che i clienti dei trans esprimono insomma un’attrazione omogenitale ma simultaneamente rigettano la corrispondente identità di genere, l’ideale rappresentato dal trans è, infatti, un corpo e una personalità femminile dotata di genitali maschili, siamo di fronte ad un’eterosessualità di genere e ad un’omogenitalità per il sesso.</span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">E se pubblicamente i clienti asseriscono che a muoverli è stata la curiosità, oppure la credenza diffusa che le trans sono molto esperte, o ancora il gusto della trasgressione, il che può essere vero ma come alibi non regge perché l’atto trasgressivo in genere è saltuario, quando esso è costante e continuato lo si potrebbe imputare più correttamente alla ricerca del piacere.</span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Certo è che nel transessuale vi è come ho detto un’unione del maschile e del femminile. Non è un caso che sia nelle divinità che si celebra spesso l’unione degli opposti, un aspetto che l’essere umano considera sacro, da cui si sente attratto e al contempo si sforza di rimanere distante, perché per creare una società ordinata è importante distinguere.<br />
Per il filosofo, psicologo e psicoanalista Umberto Galimberti il transessuale moltiplicando i segni sessuali configura una nuova nozione di individuo, tipico del nostro tempo, che si riconosce solo nella libertà illimitata, senza argini e senza confini. </span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Navigando su internet e nella letteratura da parrucchiere si trovano diverse, e ovviamente discutibili, </span><span style="font-family: 'Verdana','sans-serif'"><a href="http://donna.libero.it/sotto_le_lenzuola/quello-che-le-donne-non-danno-ne2244.phtml?ssonc=1371447536" title="articolo da liberodonna"><span style="line-height: 115%; color: windowtext; font-size: 16pt; text-decoration: none; text-underline: none">spiegazioni e testimonianze</span></a></span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">:</span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Tahoma','sans-serif'; font-size: 16pt"><span>-<span style="font: 7pt 'Times New Roman'">      </span></span></span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">la trans abbassa l’ansia da prestazione permettendo di scegliere il ruolo da assumere (attivo/passivo) in base alle circostanze, gli eventi etc.; </span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt"><span> </span></span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Tahoma','sans-serif'; font-size: 16pt"><span>-<span style="font: 7pt 'Times New Roman'">      </span></span></span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">la trans permette di aggirare l’angoscia di castrazione collegata al rapporto con una donna;</span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Tahoma','sans-serif'; font-size: 16pt"><span>-<span style="font: 7pt 'Times New Roman'">      </span></span></span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">la trans evoca l’immagine di una donna maggiormente disinibita;</span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Tahoma','sans-serif'; font-size: 16pt"><span>-<span style="font: 7pt 'Times New Roman'">      </span></span></span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">la trans permette di confrontarsi con una persona dello stesso sesso in un corpo tendenzialmente del sesso opposto</span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">;</span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Tahoma','sans-serif'; font-size: 16pt"><span>-<span style="font: 7pt 'Times New Roman'">      </span></span></span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">la trans rappresenta un’ideale di trasgressione</span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">;</span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">In tutti i casi il trans non sembra mai mettere in discussione il “potere dell’uomo” sottomettendosi sia come femmina che come maschio.</span><span style="font-family: 'Verdana','sans-serif'"> </span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt"></span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Ma torniamo a Torino, nel periodo compreso tra il<em> </em><span>6 agosto 2008 e il 5 agosto 2009<em> </em></span>si è realizzato un intervento dal t<span>itolo “Piemonte in rete contro la tratta” proposto dalla Regione Piemonte e attuato dalle Province di Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara, Torino, Vercelli, VCO, dai Comuni di Asti, Bra, Cuneo, Torino, e dal Cissaca di Alessandria, Associazioni Gruppo Abele Onlus, Piam Onlus di Asti e Tampep Onlus di Torino, </span>indirizzato a donne, uomini e transessuali vittime di tratta a fini di sfruttamento sessuale con l’obiettivo di raggiungere e agganciare il maggior numero possibile di persone vittime.</span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Il progetto a titolarità regionale, ma con un ampio coinvolgimento di enti locali e associazioni del privato sociale, mirava a contattare le potenziali vittime di tratta attraverso le Unità mobili (Unità di Strada e Unità indoor), un Numero Verde e gli sportelli di accoglienza dei partner di progetto o grazie a segnalazioni provenienti da altri servizi in rete sul territorio.</span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Per quanto riguarda l’oggetto della nostra attenzione, da questa indagine nel corso delle uscite è emerso, pur trattandosi di un monitoraggio di breve periodo, che non ci sono molti travestiti, transessuali e neodonne nelle strade della nostra città ed è presumibile che la maggior parte sia al chiuso. Dai racconti delle persone contattate è inoltre probabile che da Torino le straniere si rivolgano su altri territori dei dintorni. Sono pochi poi i soggetti giovani, probabilmente esercitano in altri luoghi, sarebbe interessante capire dove sono, come esercitano e in quali luoghi. La maggior parte delle trans che operano in città sono quindi di nazionalità italiana e la fascia d’età maggiore è compresa fra i 31 e i 40 anni. Appartengono alla categoria delle professioniste ovvero fanno parte di una prostituzione “vecchia”. Quella giovane è sicuramente in altri circuiti, quelli del sommerso. Il problema maggiore è stato riscontrato per le transessuali: è problematico l’accesso al lavoro ed è arrivata da parte loro una chiara richiesta di inserimento lavorativo e di maggiore tranquillità.</span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Essendo una prostituzione “vecchia” sulla questione sanitaria sono stati riscontrati meno problemi. </span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Rispetto ad altri territori tuttavia la prostituzione transessuale a Torino è ancora presente all’interno della città. In particolare la prostituzione transessuale viene esercitata ancora in alcune zone del centro (nelle altre città si è spostata sempre più verso fuori e l’estrema periferia). </span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">In Via Ormea la presenza è di travestiti italiani circa 10. Intorno a Torino Esposizione, a via Chiabrera, via Marochetti e via Marenco ci sono transessuali italiane con una media di circa 10 presenze a sera. In zona Corso Lecce ci sono trans italiane e un gruppo di magrebine. In zona Crocetta la presenza è di circa 5-6 transessuali italiane. In zona Pellerina oltre a qualche trans italiana sono presenti trans sudamericane (principalmente brasiliane) circa 10 a sera. Infine in corso Corso Maroncelli si fronteggiano trans e prostitute.</span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Da questo emerge una stima media di presenze in strada per sera a Torino è di circa 35-40 trans.</span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Come detto si è molto ampliato il fenomeno della prostituzione al chiuso, in casa soprattutto tramite annuncio sui giornali o sui siti specializzati. Il fenomeno al chiuso è difficilmente mappabile ma tutt’ ora sotto osservazione (vedi il lavoro del Gruppo Abele).</span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Attualmente, dall’elaborazione dei dati d’accesso ai consultori, dalle mappature fornite dai progetti di Unità di Strada e dalle ricerche più accreditate, risulta che le trans che si prostituiscono sono circa il 20% della popolazione transessuale complessiva e rappresentano il 15% del totale delle presenze totali di soggetti che si prostituiscono in strada. </span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Nell’universo della prostituzione transessuale, il dato nazionale dice che le italiane rappresentano il 10%, mentre il rimanente 90% è composto dal 30% di brasiliane, dal 40% da altre sudamericane, dal 10% di filippine e maghrebine - una comparsa molto recente sul mercato italiano – e dal 10% di persone proveniente da altri paesi. La maggioranza delle trans straniere non è in regola con il permesso di soggiorno e la loro condizione di clandestinità e, quindi, di precarietà si ripercuote direttamente sulle modalità di esercizio della prostituzione, sulla qualità della vita e della tutela della salute, sia individuale che pubblica.</span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Nel 2007, al congresso nazionale “Aids e Sindromi correlate” svoltosi a Rimini, la dott.ssa Laura Spizzichino psicoterapeuta presso l’ASL Roma E ha presentato un paper dal titolo: Clienti e partner stabili: l’altra faccia della prostituzione. Voglio qui riportare alcuni dati raccolti in quella esperienza.</span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">In particolare i 151 partner delle transessuali intervistate erano italiani per il 60,9%, avevano un’età media di 27,6 anni (17-65), il 35,1% aveva il titolo di istituto superiore, il 52,3% era disoccupato, l’8,6% era separato o divorziato, il 66,9% conviveva con la partner; 20 su 151 si prostituivano. La durata media del rapporto era 21 mesi con un minimo di un mese e un massimo di 15 anni. Tutti avevano accettato di sottoporsi al test HIV e il 37,7% lo avevano fatto a meno di 6 mesi dall’inizio della relazione. </span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">In tempi recenti, inoltre, si è rilevata la tendenza da parte delle transessuali a scegliere partner provenienti dall’Est Europa, molto giovani (età media 22,6 anni), tutti disoccupati, alcuni con un passato di prostituzione, molti sieropositivi, spesso inconsapevoli, che rivestivano chiaramente un ruolo di piccoli sfruttatori.</span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Mi avvio a concludere ricordando come la cultura borghese e benpensante abbia sempre elencato l’esercizio della prostituzione tra i problemi delle città definendolo, un problema di ordine pubblico. </span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Potrà tuttavia far riflettere il fatto che nelle zone a luci rosse i furti sono minori, fosse altro perché i ladri sono maggiormente disturbati dalle persone che si prostituiscono, dai loro clienti e dalle forze dell’ordine che regolarmente pattugliano le zone. </span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Resta da dire che lo sfruttamento dell’esercizio dell’attività prostitutiva, nella sua forma classica, raramente ha coinvolto e riguardato le transessuali, le quali sono sempre state libere da forme di controllo e coazione essendo almeno all’anagrafe uomini. Sembra piuttosto che lo sfruttamento almeno fino a qualche anno fa riguardava la richiesta di una somma di denaro per l’ottenimento di un domicilio per poi richiedere la residenza oppure per poter lavorare in un particolare posto. </span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Lo sfruttamento, se di ciò vogliamo parlare allora forse anche oggi viene esercitato tra le stesse trans. Infine ci sono pochissime trans straniere disposte a denunciare i propri sfruttatori per paura di minacce o ritorsioni. Quelle che ci riescono lo fanno grazie ad associazioni che si occupano della fuoriuscita dalla cosiddetta tratta. Altre invece dopo essersi riscattate una serie di situazioni incominciano a pensare a se stesse e a cosa fare nella vita, magari continuano a prostituirsi per poter accumulare un potenziale conto corrente al loro paese per avere oltre la sicurezza di aver dato una certa stabilità alla famiglia di origine, una vecchiaia agiata. Ma magari è anche il solo modo per sottoporsi all’operazione del cambiamento di sesso e riconciliarsi così con la propria, difficile identità.</span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">La prostituzione non è quindi un problema di ordine pubblico, se non per ciò che concerne lo sfruttamento in sé e che pertanto non riguarda le persone che si prostituiscono, ma i loro sfruttatori. </span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Un’altra richiesta ricorrente, che trova ascolto soprattutto nei detrattori della legge Merlin, è quella che punta a controllare le prostitute dal punto di vista sanitario. Pur riconoscendo le legittime intenzioni che la animano, ovvero ridurre la diffusione delle malattie sessualmente trasmesse, si tratta di una falsa protezione che viene offerta al cliente e alla prostituta considerato che tutti conosciamo il cosiddetto periodo finestra, quando il virus è già in circolo, ma non è ancora rilevato dagli esami di laboratorio. L’unica vera possibilità di tutelarsi, infatti, è la protezione attraverso il profilattico. </span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Su questo va detto che il problema reale è il non utilizzo dello stesso da parte dei clienti, le transessuali lo sanno bene, i quali sono disposti a pagare tre - quattro volte di più per accompagnarsi senza protezione. </span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">È errato quindi pensare alla trasmissione di malattie a senso unico, come purtroppo si tende a fare. L’esperienza e i dati epidemiologici ci fanno dire che sovente è vero proprio il contrario: il problema della diffusione dell’Hiv e delle malattie sessualmente trasmesse (non c’è infatti solo l’Aids, ma anche altre malattie, come la sifilide, di cui si parla poco) è, in primo luogo, da ricondurre ai clienti che premono per avere rapporti non protetti. A conferma della non unidirezionalità del contagio, tutti gli ultimi dati sull’Hiv dimostrano che non vi è un aumento di casi di sieropositività tra le categorie definite a rischio (tossicodipendenti, omosessuali, prostitute e transessuali), che prestano attenzione, nei loro rapporti sessuali, alle norme preventive, ma tra la popolazione eterosessuale cosiddetta “normale” che non usa adeguate precauzioni ed è così più esposta alla possibilità di contrarre malattie sessualmente trasmesse che sono in via di diffusione.</span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Rispetto alla possibilità di favorire una cultura della tutela della salute, propria e altrui, le continue retate (che mass media e politica enfatizzano come operazioni di pulizia delle strade, quasi le persone fossero spazzatura…) e la normativa sull’immigrazione (legge Bossi-Fini) rischiano di essere un elemento di ostacolo. Ciò che queste operazioni spesso determinano è, infatti, uno spostamento del problema dalla strada alle case gestite dagli sfruttatori.</span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Dal progetto “Dame delle camelie e loro clienti: quali rischi oggi?” realizzato presso l’Ospedale delle Malattie infettive di Torino, Amedeo di Savoia, ambulatorio infezioni sessualmente trasmissibili, che ha analizzato il periodo 1997-2007<strong> </strong>è emerso, tra l’altro, che le persone che giungono all’ospedale con gravissime forme di malattie sessualmente trasmesse sono quelle che si prostituiscono in casa e per le quali l’intervento viene richiesto solo in uno stato avanzato della malattia.</span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Per che si prostituisce i controlli non vanno dunque imposti, ma incentivati. Soprattutto per gli stranieri, quasi tutti clandestini, vanno attuate politiche di avvicinamento ai servizi con tutela dell’anonimato. E questo non può che avvenire a titolo volontario.</span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Infine da sempre tra le proposte per arginare il fenomeno, c’è quella che individua come deterrente la punibilità dei clienti. Tale criminalizzazione, non solo non serve a risolvere i problemi, ma crea pericolose etichette e stigmatizzazioni che hanno ricadute drammatiche sulla vita delle persone (il suicidio di clienti dopo essere stati “scoperti” è un’eventualità non così infrequente). </span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Non bisogna poi dimenticare che, accanto ai violenti, ai maniaci e ai giustizieri, sempre in agguato nel mondo della prostituzione, la maggior parte dei clienti sono persone profondamente sole e con difficoltà a rapportarsi con l’altro sesso. Dunque, come sostiene il gruppo Abele, non è corretto affrontare sul piano giudiziario un fenomeno che ha delicati risvolti psicologici e umani.</span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">D’altronde chi si avvicina seriamente a questa tematica non può che non farlo con il tatto il buongusto e la sensibilità, e permettetemi anche la curiosità che è frutto dell’intelligenza, ma soprattutto l’umiltà di ascoltare chi quel mondo lo vive sulla propria pelle, e per questo molto devo a Porpora Marcasciano, transessuale sociologa impegnata nella difesa dei diritti dei transessuali, Presidente del Mit di Bologna, e a Vincenzo Cristiano Presidente dell’Associazione Ala onlus di Milano per avermi messo a disposizione un’interessante pubblicazione che racconta il lavoro svolto nel corso di due anni del progetto “Transiti, oltre i confini della persona”, ed infine un affettuoso ringraziamento alle dottoresse Mirta De Pra e Ornella Obert del gruppo Abele per avermi fornito interessanti spunti di riflessione e una nutrita bibliografia. </span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Per concludere, a conferma di quanto questo fenomeno sia scarsamente conosciuto e spesso affrontato da punti di vista parziali, così come è influenzato da credenze, detti morali e ideologie che nulla hanno a che fare con la realtà concreta, legittimamente mi sento di affermare che forse dovremmo tutti rifuggire dalle nostre certezze, fossero anche le più progressiste e aperte, relativamente a discrasia di ruolo e identità di genere, infatti, una trans non rappresenta esclusivamente un’idea di femminilità bensì un&#8217;inedita coabitazione di sesso di un genere e identità dell&#8217;altro, mostrando talvolta la possibilità di una terza via: la transessualità appunto, e questo credo è spesso un concetto poco compreso sia dalle donne che, a volte, dalle stesse trans.</span><span style="font-family: 'Verdana','sans-serif'"> </span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">Una riflessione sociologica critica sui generi non può infatti non nascere se non dalla necessità di rendere conto delle nuove rappresentazioni e figurazioni in cui costantemente si compone e scompone il sociale. </span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; font-size: 16pt">*) tratto dalla relazione tenuta nell’ambito del Ciclo Incontri Informativi per DIG 2010 organizzati dal CSSC di Torino</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lides.it/?feed=rss2&amp;p=33</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Piacere ludico</title>
		<link>http://www.lides.it/?p=28</link>
		<comments>http://www.lides.it/?p=28#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 28 Dec 2009 14:34:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Sociologia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lides.it/?p=28</guid>
		<description><![CDATA[I giocattoli per il piacere sessuale non sono affatto un’idea nuova e consumista legata come sembra al business della trasgressione, anzi, pur non avendo chiare testimonianze del loro utilizzo dall’età della pietra, troviamo documenti importanti a partire dal periodo della Grecia classica. Per esempio presso il Museo Nazionale di Copenaghen ci si può imbattere in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: black; font-family: Verdana">I giocattoli per il piacere sessuale non sono affatto un’idea nuova e consumista legata come sembra al business della trasgressione, anzi, pur non avendo chiare testimonianze del loro utilizzo dall’età della pietra, troviamo documenti importanti a partire dal periodo della Grecia classica. Per esempio presso il Museo Nazionale di Copenaghen ci si può imbattere in un vaso greco che mostra una donna che pratica attività autoerotica per mezzo di un oggetto di forma fallica. E’ certo che anche gli antichi romani si avvalsero di questo tipo di oggetti erotici utilizzando per la loro costruzione vari materiali come il cuoio, l’osso e il legno. A Pompei vi sono stanze dove sono raffigurate scene di sesso che mostrano giochi erotici con un dildo, termine che sembra derivare dalla storpiatura del termine &#8220;diletto”. </span><span style="color: black; font-family: Verdana">Appare chiaro che quindi da sempre è conosciuto l’uso di giocattoli per il divertimento all’interno dell’attività erotico-sessuale mentre possiamo immaginare quali siano state nei secoli le resistenze psicologiche, le imposizioni sociali e culturali che hanno condotto costantemente a negare il loro uso. </span><span style="color: black; font-family: Verdana">Nel tentativo impossibile di dare ragione delle fantasie erotiche e degli strumenti utilizzati proverò a definirne una sorta di classificazione, risparmiando ai lettori la loro descrizione. </span><span style="color: black; font-family: Verdana">In primo luogo troviamo l<span>’abbigliamento e gli accessori</span> per esempio la lingerie femminile che da sempre permette di fantasticare su ciò che si vede e quello che si deve immaginare, ma anche modelli di scarpa che possono rappresentare particolari eccitanti durante i giochi erotici. </span><span style="color: black; font-family: Verdana">In secondo luogo i<span> giocattoli più o meno sostitutivi</span> tra cui spiccano quelli simili al membro maschile che durante l’evoluzione storica hanno via via assunto a designer più hi-tech, ma anche riproduzioni dell’organo femminile. </span><span style="color: black; font-family: Verdana">Un discorso a parte meritano quelli definiti giochi ostacolanti in quanto volti a porre resistenza tra le dinamiche sessuali dei partner. Lacci e manette per intenderci possono stimolare una particolare eccitazione dovuta al ruolo passivo subito e vanno a stimolare le fantasie legate ai giochi di ruolo generalmente spingendosi verso un immaginario più tipicamente sado-masochista. </span><span style="color: black; font-family: Verdana">Su questo terreno ci imbattiamo nei cosiddetti giochi punitivi fatti di frustini, pinze e candele capaci di procurare sensazioni di dolore che successivamente si trasformano in forte eccitazione e piacere erotico. </span><span style="color: black; font-family: Verdana">Per quanto riguarda poi i giochi divertenti e commestibili tutti ci siamo imbattuti in certi regali dal chiaro riferimento alla pratica erotica utilizzati in feste di nozze, compleanni e anniversari, ma non è escluso di imbattersi in alcuni formati di pasta e più raramente nell’abbigliamento commestibile. </span><span style="color: black; font-family: Verdana">Ma non sottovalutiamo che qualcuno riesce anche a stimolare le fantasie con giochi di carte quali <span>strip poker oppure hot memory</span>, oppure con i dadi. </span><span style="color: black; font-family: Verdana">Certo non è possibile in poche righe descrivere tutti gli oggetti creati al fine di ravvivare l’interesse ludico ed erotico della coppia e allo stesso tempo stimolare un confronto costante. In effetti l’esperienza erotico-sessuale non dovrebbe essere finalizzata ad una semplice mansione svolta più o meno regolarmente col rischio di rimanere vittime di atteggiamenti routinari e monotoni. E’ giusto quindi pensare che il comportamento sessuale, sia maschile che femminile, debba essere compreso in una più ampia visuale del piacere e che ciò vada conosciuto sotto una prospettiva di tipo ludico. </span><span style="color: black; font-family: Verdana">Giocare, improvvisare comportamenti fantasiosi, dare spazio ai propri desideri e bisogni, rappresenta l’antidoto a molte somatizzazioni psicosessuali, per questo fuori dall’ipocrisia, dalla curiosità e soprattutto da falsi preconcetti e stupidi moralismi l’uso rispettoso dei sex toys può essere la chiave di una sana relazione. stimolando un c<span>ontinuum</span> erotico e sessuale. </span><span style="color: black; font-family: Verdana">L’esperienza clinica conosce l’imbarazzo quando alla coppia con disagi sessuali viene proposto di visitare un sexy shop, così come sa riconoscere che talvolta è grazie a tale input che si avvia un processo di cambiamento nella psicologia degli individui tale da far vivere la sessualità in maniera più libera e divertente ma soprattutto come parte necessaria e importante da condividere con il partner e ancor di più tutta da sperimentare.</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lides.it/?feed=rss2&amp;p=28</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Transessualismo e minoranze</title>
		<link>http://www.lides.it/?p=27</link>
		<comments>http://www.lides.it/?p=27#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 11:01:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Sociologia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lides.it/?p=27</guid>
		<description><![CDATA[Avere un disagio rispetto all&#8217;identità di genere significa appartenere ad una minoranza? E se si, minoranza in senso statistico o culturale? Cosa significa dunque appartenere ad una minoranza? Quelle che seguono sono alcune riflessioni e curiosità su minoranza ed identità.Gli studiosi di scienze sociali ragionano spesso sulle condizioni in cui si creano &#8220;minoranze&#8221; e &#8220;maggioranze&#8221; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt; color: black; font-family: Verdana">Avere un disagio rispetto all&#8217;identità di genere significa appartenere ad una minoranza? E se si, minoranza in senso statistico o culturale? Cosa significa dunque appartenere ad una minoranza? Quelle che seguono sono alcune riflessioni e curiosità su minoranza ed identità.</span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Gli studiosi di scienze sociali ragionano spesso sulle condizioni in cui si creano &#8220;minoranze&#8221; e &#8220;maggioranze&#8221; all’interno della società, d’altro canto è la presa di coscienza della evidente differenza tra gruppi sociali che ha portato alcuni di questi gruppi a far emergere ed evidenziare quali diversità conducano alla implementazione di fattori sociali discriminati. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Voglio qui sottolineare che, se, da una parte, sono stati approfonditi meccanismi di discriminazione sociale ed analizzate le strategie di comportamento dei discriminati stessi, d’altro canto alcuni soggetti, avvertendo una messa in atto inconsapevole di forme discriminatorie ai loro danni, si sono organizzati in gruppi per meglio difendersi e rivendicare parità di trattamento e pari dignità.</span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">A questo proposito, in fase di avvio dei lavori di un convegno dedicato alla bioetica qualche anno fa, si esprimeva la seguente preoccupazione in merito ai diritti umani delle persone: Il mondo cambia assai rapidamente. Rivoluzioni tecnologiche, trasformazioni economiche e sociali, modificazioni profonde di comportamenti e di valori attraversano la nostra vita. Frequentemente le conseguenze di queste trasformazioni producono effetti molto forti sulla qualità della vita, senza che i cittadini possano esprimere le loro opinioni. In un contesto siffatto le molte persone non sono considerate minoranza, ma vengono viste semplicemente come portatori di problema.</span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">In questa breve relazione voglio evidenziare come in genere questi soggetti:<br />
- si percepiscono come minoranza;<br />
- avvertono una forte componente discriminatoria nei loro confronti;<br />
- si sono organizzati per tutelare i loro diritti e farsi riconoscere come soggetto sociale discriminato.</span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana"><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">La minoranza è rappresentata da un gruppo di persone che, a causa delle proprie caratteristiche fisiche, somatiche, razziali, culturali, etniche ed altre ancora, è separato dalla società di maggioranza, sottoposto ad un trattamento che diversifica ed emargina e spesso risulta vittima di una discriminazione collettiva. La nozione di minoranza evoca, con immediatezza logica e semantica, la situazione in cui, all’interno di un contesto unitario, si realizza una relazione tra diverse entità collettive, le quali vengono identificate, secondo un criterio d’ordine quantitativo, in una maggioranza ed in una o più minoranze.</span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Occorre tuttavia ricordare che la nozione di minoranza viene talvolta intesa in senso qualitativo e non quantitativo, basti pensare alle dimensioni della “minoranza” nera in Sudafrica, che, secondo la quantità, avrebbe dovuto rappresentare la maggioranza, a tutti gli effetti. In ogni caso, l’esistenza di una minoranza in una società implica, sempre, la presenza di un corrispondente gruppo dominante che possiede, quindi, uno status superiore, maggiori privilegi e, naturalmente, maggior potere. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">&#8220;Le nostre società accolgono, riproducono e producono differenze le quali, in parte almeno, tendono ad istituzionalizzarsi, a comunitarizzarsi, e a chiedere riconoscimento nello spazio pubblico&#8221;. Lo status di minoranza porta, allora, con sé l’esclusione dalla partecipazione piena nella vita della società.<br />
Le caratteristiche che si attribuiscono alle differenze e che, pertanto, connotano una minoranza dal resto della società sono molte: esse possono includere, in combinazioni e con accenti variabili, la lingua, la nazionalità, il riferimento a origini comuni, pratiche religiose, usi, costumi, e stili di vita peculiari, esigenze quotidiane diverse.<br />
Una minoranza esiste soltanto se, agli elementi distintivi, appena individuati, si associa un peculiare senso di appartenenza, o se i membri del gruppo minoritario si percepiscono e/o sono percepiti dall’esterno come portatori di una specifica identità positiva o negativa che sia. Tale identità, spesso, si costituisce e assume specificità in riferimento a una situazione di discriminazione. Alle differenze culturali, linguistiche, somatiche, di origine, e via dicendo, corrisponde infatti un accesso ineguale alle risorse, alle opportunità e alle ricompense sociali, che si esplica, sovente, in minori opportunità professionali, restrizioni dei diritti civili e politici e stigmatizzazione dei costumi propri della minoranza.</span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Permettetemi una divagazione sulla stigma sociale della persona transessuale che è in genere molto più elevato rispetto a quello riservato alle persone omosessuali. Inoltre come sapete è più elevato per le trans da maschio a femmina rispetto ai transessuali da femmina a maschio. Le motivazioni che possono essere trovate per questo dato di fatto sono molteplici e controverse: in primo luogo l&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/OmosessualitÃ " title="Omosessualità"><span style="color: windowtext; text-decoration: none; text-underline: none">omosessualità</span></a> è visibile solo all&#8217;interno delle tendenze sessuali ed affettive di una persona mentre la transessualità comporta una netta trasformazione del proprio corpo e pertanto provoca la necessità di una totale inversione di valutazione della persona; inoltre la transessualità da maschio a femmina è più stigmatizzata di quella da femmina a maschio perché viviamo in una società prevalentemente maschilista nella quale rinunciare alla &#8220;virilità&#8221; costituisce una ferita più percepibile della rinuncia alla femminilità.</span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Ma torniamo al nostro discorso. L’identificazione dell’individuo con un gruppo, che rappresenta la minoranza, è spesso un fenomeno discontinuo, la cui intensità varia notevolmente con il tempo e le situazioni e che si ripropone proprio nei casi di forte discriminazione o, comunque, in situazioni interne ed esterne che lo spingono a riconoscersi nel gruppo di appartenenza. Questo è capitato a gruppi diversi ed in momenti storici diversi hanno tentato di trasformare la deficienza fisica in differenza culturale.</span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">I tratti culturali di una minoranza possono rappresentare un criterio su cui tracciare dei confini tra un “noi” e un “loro”, che si identifica con un gruppo dominante, ma anche con altre minoranze, nel caso di società più composite. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Le minoranze culturali, inoltre, subiscono un’azione di discriminazione: la loro non è una scelta di autoesclusione, come accade talvolta tra le minoranze religiose di tipo settario; può capitare, piuttosto, che si presenti, stimolato dai movimenti di emancipazione che nascono all’interno degli stessi sottogruppi, un certo ‘orgoglio dell’appartenere ad una determinata minoranza. La presenza di determinati tratti culturali non è, quindi, sufficiente a costituire una minoranza, se non in rapporto ad una specifica dominazione sociale, politica, economica e/o di una specifica coscienza collettiva. La minoranza di tipo culturale ha, quindi, una specifica identità di gruppo, oltre ad una collocazione marginale, sulla scala del potere e del prestigio sociale.<br />
L’identità delle minoranze culturali si basa, in generale, sulla valorizzazione di caratteristiche legate all’esperienza, di lungo periodo, di un popolo, alla sua tradizione, alla sua storia, a specifici tratti culturali, al territorio. La sua specificità, si individua, comunque, più facilmente, quando si accentua il confronto con il diverso. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">L’espressione “minoranza culturale” può indicare, come nel nostro caso ad esempio una minoranza che soffre di &#8220;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Disturbo_dell'identitÃ _di_genere" title="Disturbo dell'identità di genere"><span style="color: windowtext; text-decoration: none; text-underline: none">disturbo dell&#8217;identità di genere</span></a>&#8221; o &#8220;disforia di genere&#8221; (DIG) che lotta per mantenere intatte le proprie peculiarità, ma una minoranza divenuta tale può essere oggetto di forte attenzione al mantenimento della divisione sociale. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">L’estraneità può implicare dissociazione, differenza netta, classificazione gerarchica o giuridico-economica, fino al senso di superiorità degli uni sugli altri ed al preteso diritto dei primi di irridere o disprezzare i secondi, fino a renderli <span> </span>ghettizzati, come ci ricorda </span><span style="font-size: 14pt; color: black; font-family: Verdana">Zygmunt </span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Bauman: &#8220;Il ghetto non è una casa densa di sentimenti comunitari. Al contrario, è un laboratorio di disintegrazione sociale, di atomizzazione, di anomia&#8221;.</span></span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana"><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">La profonda convinzione del carattere positivo di quello che si è, in quanto membri di un insieme politico, economico, etnico o religioso, nonché dei fattori che vengono a costituire la propria identità di gruppo in senso lato, si traduce in un atteggiamento negativo nei riguardi di coloro che sono estranei. Questo è ancor più vero se si analizzano le società da un punto di vista classico delle scienze sociali e le si considerano rispetto al grado di &#8220;civiltà&#8221; raggiunto: &#8220;il disprezzo e lo sfruttamento di chi è ritenuto inferiore sono basati, in questo caso, sull’idea che queste possono certamente entrare nella modernità ma dal basso e possono pervenirvi perché i dominanti apportano loro la cultura che non hanno&#8221;. Si perpetua allora l’idea che i tratti culturali creino minoranze e nonostante questo, però, l’identità di gruppo, all’interno della minoranza, viene mantenuta, a volte rigidamente, come percezione di sé, per percepire meglio gli altri, e come senso di appartenenza.</span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Un altro inciso ci offre lo spunto per una riflessione: l&#8217;insieme degli studi sul conformismo (l&#8217;influenza della maggioranza), sebbene impegnati nel cercare di spiegare le ragioni, le modalità e gli effetti positivi e negativi dell&#8217;influenza sociale, non mettevano in discussione però il segno dell&#8217;influenza sociale. A lungo, infatti, si è creduto che un tale tipo di influenza ed i suoi effetti fossero unidirezionali tutte le analisi erano intente cioè a scoprire quali fossero le dinamiche, le ragioni e la portata dell&#8217;influenza della maggioranza sui singoli membri. La premessa era che solo una maggioranza potesse influenzare un singolo o una minoranza, non viceversa. Gli studi del conformismo, così, si sovrapponevano con gli studi sull&#8217;influenza sociale, finendo per somigliare e identificarsi. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Tuttavia, l&#8217;influenza non ha sempre e solo il segno della maggioranza. E questo perché se il conformismo fosse l&#8217;unica forza a plasmare le opinioni o gli atteggiamenti di un gruppo, allora le organizzazioni sociali risulterebbero statiche ed omogenee, senza possibilità di cambiamenti, se non marginali. Il primo studioso a sollevare tale argomento critico è stato senz’altro <a target="_blank" href="http://sociologia.tesionline.it/sociologia/person.jsp?c=Moscovici&amp;n=Serge"><span style="color: windowtext; text-decoration: none; text-underline: none">Serge Moscovici</span></a>, per il quale le innovazioni nei vari campi del sapere e della società erano spesso da ricondursi all&#8217;opera di singoli o minoranze che sfidavano le opinioni tradizionali. In altre parole, per Moscovici, in presenza di specifiche condizioni, l&#8217;influenza sociale può avere il segno opposto: anche le minoranze hanno la possibilità e il potere di cambiare le posizioni della maggioranza. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Secondo lo studioso francese il principale fattore della forza persuasiva della minoranza risiede in uno stile di comportamento fondato sulla coerenza. Quanto più coerente ad un livello intra-individuale (ossia mantiene stabili le posizioni nel tempo; coerenza diacronica) e inter-individuale (ossia si mantiene coerente tra i membri stessi; coerenza sincronica) è la minoranza, più alta sarà la possibilità di influenzare la maggioranza di un gruppo. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Secondo Moscovici, se si verificano queste condizioni, allora si può avere la conversione, termine opposto a conformismo per sottolineare un cambiamento di opinioni che ha segno divergente rispetto ad esso. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">La coerenza, infatti, conduce la maggioranza a ritenere la minoranza sicura delle proprie posizioni, competente ed onesta, e trasferisce così tali qualità alle sue opinioni, valutando le innovazioni che essa propone. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana"><br />
Un elemento interessante riscontrato da Moscovici nei suoi esperimenti empirici è quindi la natura del cambiamento prodotto dall&#8217;influenza della minoranza. A differenza dell&#8217;acquiescenza pubblica, caratterizzata da un cambiamento delle proprie opinioni debole e transitorio (in altre parole, in mancanza della pressione esercitata dalla maggioranza, il singolo torna a credere in maniera differente), la conversione sarebbe connotato da un cambiamento nelle proprie opinioni o atteggiamenti ben più profondo e duraturo. Non a caso, infatti, Moscovici usa il termine di conversione: proprio per sottolineare che i processi cognitivi sottostanti all&#8217;influenza della minoranza e della maggioranza sono differenti qualitativamente. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Di fronte alle opinioni della maggioranza, il singolo sperimenta disagio e confusione creando così le condizioni per un processo di confronto sociale (ossia in situazioni di confusione o di scarse informazioni, i processi cognitivi degli individui si agganciano alle informazioni ricavate dalle opinioni altrui, specie se le fonti sono ritenute autorevoli; tale procedimento è alla base della formazione degli opinion leader) per giungere ad una visione condivisa. Sulla base di un tale processo, tuttavia, non si può avere che acquiescenza a livello pubblico ed un cambiamento di breve durata: quando viene meno la maggioranza e il singolo ha la possibilità di reperire le informazioni non comporta nessuna difficoltà cambiare le proprie opinioni.</span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">La minoranza, al contrario, stimola un processo di validazione ossia un processo cognitivo intento a indagare le ragioni della validità delle argomentazioni minoritarie: poiché si ritiene la minoranza competente e coerente, si è portati a indagare le sue proposte come tali e si cerca di valutarne la validità. Nel primo caso, invece, non si accettano le ragioni della maggioranza dopo una verifica, in quanto lo stimolo ad assumerle non deriva dalla loro coerenza, bensì dalle pressioni normative del confronto.</span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Il risultato conclusivo delle sperimentazioni di Moscovici, dunque, non solo pone in questione la tesi che l&#8217;influenza sociale è una caratteristica della maggioranza, ma sottolinea anche una differenza qualitativa tra la pressione dei più e quella esercitata da una minoranza coerente e stabile: da una parte, il pensiero convergente di un gruppo focalizza i suoi membri sul messaggio dominante senza considerare alternative e senza produrre una sua attenta verifica. Dall&#8217;altra parte, il pensiero divergente delle minoranze spinge le persone ad attivarsi mentalmente, introduce alternative, nuove energie e nuove riflessioni che possono a loro volta generarsi in altrettante alternative. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Questa conclusione è particolarmente interessante anche in relazione a quegli studi in psicologia sociale che hanno cercato di mettere in mostra le condizioni ottimali per processi decisionali dei gruppi. La tendenza di un gruppo ad escludere pensieri divergenti, se in apparenza rinsalda e rafforza la sua coesione, presentandosi così come una risorsa funzionale, dall&#8217;altra riduce l&#8217;innovazione e, creando un clima di consenso dominante, non permette di vagliare tutte le possibili alternative. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Un po&#8217; come nella spirale del silenzio, escludere la minoranza divergente implica rinunciare alla possibilità di alimentare la riflessione e, così, di poter valutare la validità delle proprie opinioni o decisioni, rischiando di fossilizzare il gruppo su posizioni errate o non ottimali. In altre parole, sebbene l&#8217;eterno conflitto tende a immobilizzare il gruppo in senso opposto, l&#8217;assenza di scontri riduce la linfa vitale del gruppo, rendendolo come un corpo alimentato artificialmente, vegetale e inerte. Nonostante in certe condizioni sia necessario l&#8217;uniformità del gruppo e l&#8217;assenza di frizioni per prendere decisioni rapide; nella maggior parte dei casi, specie in occasione di decisioni politiche, l&#8217;assenza di opinioni divergenti risulta pericolosa. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Ma torniamo a parlare dei diritti delle minoranze. Una nuova prospettiva viene introdotta da Kymlicka, il quale tende a mostrare come la compatibilità dei diritti che si vengono oggi affermando, ovvero i diritti delle minoranze - siano esse costituite da gruppi svantaggiati (neri, donne, disabili, ecc.), oppure da gruppi etnici (ad es. gli immigrati), o infine da minoranze nazionali all’interno di uno Stato - possano conciliarsi con i tradizionali diritti civili e politici, cioè quelli che egli chiama i &#8220;diritti liberali&#8221;. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Poiché la tradizione liberale occidentale riconosceva all’individuo e non al gruppo un diritto civile e politico, Will Kymlicka filosofo della politica, osserva invece come i diritti di queste “nuove minoranze” siano fondati sull’&#8221;appartenenza di gruppo&#8221;. Questo non li rende affatto diritti &#8220;collettivi&#8221; e perciò incompatibili con la tradizione liberale occidentale, li rende soltanto diritti civili e politici, in qualche misura &#8220;rinforzati&#8221; e conseguentemente un po’ diversi da quelli classici o che possono essere considerati altrettanto bene anche come diritti individuali &#8220;nuovi&#8221; o post-welfaristici o che si aggiungono ai diritti individuali occidentali tradizionali. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Secondo questa interpretazione &#8220;rispettare le culture particolari non consiste nel preoccuparsi della loro sopravvivenza o della loro riproduzione; il problema non è lì. È nel promuovere semmai condizioni favorevoli per la socializzazione e per la maturazione degli individui, per la loro formazione o per la realizzazione del soggetto personale. Ciò che conta, in questa prospettiva, è la capacità degli individui di costruirsi senza che il loro passato e le loro appartenenze iniziali ostacolino questo processo e così si valuta pure che questa capacità presuppone il rispetto delle culture particolari.&#8221; Ciò è ancor più vero per i diritti delle minoranze &#8220;svantaggiate&#8221; o che incontrano ostacoli sociali &#8220;sistemici&#8221;, che implicano ad es. un diritto di rappresentanza &#8220;speciale&#8221;, di cui l’esempio più noto è costituito dalla cosiddetta affirmative action, (l&#8217;<span>affirmative action</span> è uno strumento politico che mira a ristabilire e promuovere principi di equità <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Razza" title="Razza"><span style="color: windowtext; text-decoration: none; text-underline: none">razziale</span></a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Etnia" title="Etnia"><span style="color: windowtext; text-decoration: none; text-underline: none">etnica</span></a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sesso_(biologia)" title="Sesso (biologia)"><span style="color: windowtext; text-decoration: none; text-underline: none">sessuale</span></a> e sociale, tale termine è venuto ad indicare l&#8217;operato dei governi di tutto il mondo in materia di giustizia sociale), che ha come obiettivo quello di &#8220;assicurare ai membri di gruppi vittime di ingiustizia sociale un’eguaglianza delle opportunità o una redistribuzione equa, attraverso misure sociali specifiche, senza preoccuparsi dell’impatto di questa redistribuzione sulle culture di questi gruppi&#8221;. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Allora appare chiaro come nel proporre una riflessione sulle minoranze, ed in particolare su alcune minoranze speciali, occorra ragionare sui diritti dei singoli soggetti. Nella prospettiva offerta da Kymlicka, per esempio, più che i &#8220;diritti collettivi&#8221;, ciò che interessa è la tutela offerta a coloro che si riconoscono in una cultura e che vogliono vivere questa nel modo per loro più giusto. E quindi, il confine che si pone all’accoglienza di pratiche culturali &#8220;diverse&#8221; è quello dell’autonomia dell’individuo, insieme alle condizioni necessarie ad un suo esercizio effettivo, e cioè la disponibilità di mezzi (materiali e culturali) per conoscere e valutare le diverse concezioni di vita e strumenti giuridici che garantiscano la libertà di scelta e di piena autonomia.</span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana"></span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">L’appartenenza culturale ha un’importanza sociale, in quanto influisce fortemente sul modo in cui gli altri percepiscono un individuo e sul modo in cui reagiscono nei suoi confronti. Tutti facciamo questa esperienza ogni volta che ci troviamo di fronte ad una novità : il nostro atteggiamento nei suoi riguardi è fortemente condizionato dai pre-concetti. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Kymlicka sottolinea come la cultura abbia un significato maggiore per il singolo individuo, perché l’identità personale è connessa in certa misura all’appartenenza culturale. Pertanto, se la cultura in cui si è cresciuti ci ha introdotto al disprezzo o al non riconoscimento, l’autostima del singolo ne patisce le conseguenze; se l’appartenenza culturale allora fornisce un solido ancoraggio all’identità individuale, possiamo desumere che l’autostima degli individui sia in qualche modo legata alla stima che viene concessa al loro gruppo e, di conseguenza, il disprezzo verso una cultura si ripercuoterà sulla dignità e sull’autostima di coloro che ne fanno parte. Sono considerazioni di non poco conto quando ci si mette a riflettere sui diritti e sul rispetto della dignità delle persone concrete.</span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Gli elementi che si introducono in questa riflessione sono quindi quelli analizzati da Michel Wieviorka, sociologo francese, nel suo triangolo della differenza: l’identità collettiva, l’individuo moderno, il soggetto. Si tratta di un quadro concettuale che &#8220;presenta il vantaggio di permettere altri ragionamenti rispetto a quelli che si limitano all’esame di coppie di opposizione e di dicotomie elementari. Riprendendo i significati dei tre elementi, brevemente qui si assume che:<br />
- l’identità collettiva è &#8220;un sistema di valori che definisce l’unità di un gruppo&#8221;;<br />
- l’individuo moderno è colui che ha una partecipazione attiva alla vita sociale e pubblica;<br />
- il soggetto è colui che nascendo all’interno di una cultura &#8220;decide&#8221; se mantenerla oppure no.<br />
Queste tre componenti coadiuvano un’analisi del comportamento del mondo dei transessuali visto ed assunto in quanto minoranza involontaria, vediamo ora come esse si intreccino ed il ruolo che hanno giocato e giocano in un difficile percorso di rivendicazione e riconoscimento dei diritti.</span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Ma facciamo un passo per volta: essere gay non condiziona il proprio genere, nome, corpo o aspetto in alcun modo. Essere gay significa soltanto che tu sei innatamente spinto verso un partner del tuo stesso sesso. Molti gay passano facilmente per persone normali, evitando in tal modo il riconoscimento e la persecuzione costanti.</span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Passare può essere molto più difficoltoso per i transgender, specialmente quando essi cercano da adulti una transizione parziale o completa verso il genere sociale corretto per la loro identità di genere e il loro sesso cerebrale. Transizione significa cambiare la morfologia del corpo, cambiare abiti ed aspetto esteriore, cambiare nome, cambiare tutte le registrazioni legali, cambiare tutte le relazioni sociali e famigliari; in breve, cambiare praticamente tutto ciò che uno è abituato a fare, in un modo o nell’altro.Le persone in transizione che non passano sono spesso trattate come “drag queens” inusualmente esibizioniste o “travestiti fuori controllo” che ostentano le proprie tendenze in pubblico. Molte persone reagiscono con ostilità nei riguardi di queste persone in transizione, perché le confondono coi pruriginosi stereotipi di “devianti sessuali”. Persino i gay spesso si sentono a disagio vicino a un transgender molto riconoscibile e molti pensano che le persone TG/TS proiettino nella società una immagine bizzarramente scorretta dei “gay”. In modo simile, uomini che sono essi stessi travestiti in privato, e che provano imbarazzo e senso di colpa riguardo alle loro tendenze, spesso si sentono intensamente a disagio e provano paura quando incontrano persone visibilmente transgender.</span></p>
<p></span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Le stesse sensazioni di vergogna e imbarazzo possono talvolta essere provocate in uomini segretamente gay dal vedere donne visibilmente transgender, dato che spesso essi confondono transgenderismo con omosessualità. Inoltre, ogni sensazione di attrazione sessuale verso persone visibilmente transgender può essere fonte di profondo disagio per molte persone insicure riguardo la propria sessualità o identità di genere. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Ci sono anche molte persone che vedono ogni espressione di identità transgender – così come qualunque orientamento sessuale anticonformista – come una scelta deliberata che non significa altro che il desiderio individuale di “divertirsi”, “scuotere l’ordine sociale legittimo e istituzionalizzato” o “agire a causa di una malattia mentale”. Le persone che hanno questo punto di vista spesso usano il termine “stile di vita” per definire le condizioni GBLT, implicando con ciò che una identità di genere e sessuale non conformi sono capricciose, prive di sostanza e in ultima analisi prive di valore. Tristemente, questo pensiero mal informato, scorretto e stigmatizzante viene spesso trasmesso di generazione in generazione nell’ambiente famigliare e nei gruppi della stessa estrazione sociale nelle scuole e in altre istituzioni.</span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Inoltre, occorre dire che molti considerano ancora il transgenderismo e il transessualismo come “malattie mentali” ( così come molti considerano il crossdressing una malattia mentale e lo chiamano “travestitismo feticista” ), ed esse compaiono ancora come tali nel <em>Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders</em> (DSM-IV-TR), 2000. Queste catalogazioni ormai sorpassate sono fonte di forte stigmatizzazione delle persone TG/TS da parte di molti medici e della società in genere, perché persone che si suppone “malate di mente” vengono spesso condannate per essere esse stesse la causa della propria condizione e vengono dipinte in modo che possono spaventare gli altri.</span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Per di più, molte religioni hanno stretti tabù nei confronti di ogni forma di comportamento sessuale fuori dall’ortodossia e nelle loro dottrine ufficiali, nei loro insegnamenti e nella pratica esse spesso demonizzano, ridicolizzano e perseguitano le persone “diverse” riguardo al genere.<span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Per queste e molte altre ragioni, il transgenderismo e il transessualismo (specialmente MtF - maschi transizionanti femmina) storicamente, nella società occidentale, sono “condizioni socialmente impopolari”. Sfortunatamente, le reazioni ostili degli altri possono complicare e persino far fallire la transizione di qualcuno, specialmente se problemi di lavoro gli costano la possibilità di sostentamento. Non bisognerebbe sottostimare l’agonia personale di coloro la cui transizione è in stallo o peggio fallisce. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">  </span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Se tutto va bene, la gente comune un giorno capirà che le persone TG e TS che sono visibilmente in transizione stanno seguendo profondi imperativi biologici e disperatamente cercando di risolvere la loro incongruità di genere, profondamente sentita. Queste persone non dovrebbero neanche essere stigmatizzate o temute per il loro tentativo di risolvere una condizione che non è voluta da loro stesse. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">  </span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Ma riflettiamo ora su quali condizioni indicano che i transessuali siano una minoranza e si percepiscano come tali? Ed ancora di quale cultura &#8220;diversa&#8221; sono portatori tali soggetti? Vi sono, a mio parere, alcuni elementi di strategia culturale messi in atto dai gruppi, strategie che si identificano con la volontà di avviare non solo un processo culturale ma anche una richiesta di accettazione politica e giuridica infatti: &#8220;la questione della considerazione politica e giuridica della differenza rischia di scontrarsi immediatamente con un’immensa sfida: ha bisogno di delimitare tale questione e prefigurarla in partenza&#8221;.<br />
Le strategie individuabili sono:<br />
1. la condivisione di un linguaggio comune<br />
2. la rappresentanza<br />
3. la modalità di rivendicazione dei diritti.</span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Rispetto alla condivisione di un linguaggio comune come abbiamo pocanzi visto, e a cui qui si vuol fare riferimento, possiamo affermare che è l’effetto di un’identità culturale molto precisa: il voler essere riconosciuti come persone che hanno comunque un proprio valore e che possono dare un contributo alla società. &#8220;Etichettare le persone solo in relazione alla propria identità sessuale vuol dire metterle da parte; infatti ogni passaggio per entrare nel mondo, dalla famiglia all’inclusione sociale e dall’istruzione al lavoro, è guidato dal modello dominante, e se il modello ti etichetta come diverso, ti impedisce di agire liberamente e pienamente. In questo caso, il modello dominante è quello delle persone “normali” e le deviazioni o le differenze da tale modello non sono generalmente considerate. La differenza quindi determina l’esclusione. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">In merito alle modalità con cui si costruiscono meccanismi di rappresentanza, come già accennato, i trans non accettano che altri parlino al posto loro, ma rivendicano per se stessi una competenza ed una capacità che non vedono riconosciuta nella società. &#8220;La società spesso non approva le loro scelte di vita siano degne di sostegno. C’è stata e c’è molta negligenza nelle azioni e nelle politiche, necessarie per offrire l’uguaglianza di opportunità, che avrebbe, invece, consentito loro di vivere secondo i propri desideri e di condurre una vita auto-determinata, indipendente ed interdipendente. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">La modalità di rivendicazione dei diritti è la terza dimensione di questa analisi. Oltre all’autoaccettazione del proprio destino, il processo affermativo dei soggetti investe anche la sfera sociale: l’identità sociale della persona deve confrontarsi con i criteri normativi del riconoscimento sociale, politico ed economico di un altro individuo. D’altra parte, i gruppi si autoconsiderano in una condizione che attraversa ogni altro gruppo che si riconosce per differenze di razza, classe e orientamento sessuale (per l’ovvia considerazione che si può essere eterosessuali od omosessuali, maschi o femmine, bianchi o neri,) ne consegue che il soggetto subisce un aumento esponenziale del disagio per la complessità delle circostanze che lo marginalizzano.</span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Per questi motivi, il modo in cui si sono rivendicati i diritti è del tutto particolare. Partendo dallo studio, analisi e contestualizzazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (DUDU), approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, che divenne uno strumento di base sottoscritto da oltre 150 paesi. La DUDU interviene su 5 aree di diritti:<br />
a) diritti attinenti alla persona (la vita e la libertà personale)<br />
b) diritti dell’individuo in relazione alle comunità nelle quali realizza la sua personalità (la nazionalità, il matrimonio, la libertà religiosa)<br />
c) diritti di partecipazione alla vita democratica dello stato (votare, essere eletti, fare attività politica)<br />
d) diritti economici e sociali (il lavoro, l’istruzione, l’assistenza)<br />
e) condizioni internazionali per consentire il rispetto dei diritti umani.<br />
Ogni volta che si produce un trattamento differente rispetto agli altri cittadini si violano i diritti umani. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Il diritto umano si occupa delle persone, non si dimentica di loro. (…)</span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">La strategia di tutela basata sui diritti umani rafforza il diritto civile e gli da nuovi contenuti politici, sociali e culturali&#8221;.</span></p>
<p></span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Si tratta allora di una scelta strategica molto precisa e consapevole, nata all’interno di questi gruppi: quella di proporsi come cittadini in uno status di minoranza e quindi &#8220;soggetti&#8221; (come afferma Wieviorka) che decidono di mantenersi all’interno di un contesto culturale per migliorare le loro condizioni di vita.</span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">I transessuali, allora, a mio parere, possono essere considerati come minoranza involontaria, poiché essi non scelgono di far parte di quel gruppo, ma le condizioni strutturali e sociali li portano a farvi parte. Diventano minoranza consapevole nel momento in cui, come si è dimostrato adottano un comportamento collettivo ed una strategia di lotta e rivendicazione condivisa e di gruppo, strategia che li fa sentire &#8220;noi&#8221;, rispetto ad un &#8220;loro&#8221;.</span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">L’appartenenza è forte, è un sentirsi parte nella discriminazione, nel tentativo di avere una vita &#8220;normale&#8221;, è, in sintesi, il tentativo di entrare nella società ma dalla porta principale, vale a dire non perché mi è stato concesso, ma perché è un mio diritto.<br />
Come afferma Touraine in un suo bellissimo saggio: &#8220;Come faremo, allora, a coniugare il riconoscimento della diversità con l’affermazione di un principio universalistico di uguaglianza fra gli esseri umani? La risposta è triplice. In primo luogo, richiede il riconoscimento della diversità e, di conseguenza, la negazione di qualsiasi forma di omologazione e di rifiuto della diversità. In secondo luogo il riconoscimento della diversità deve essere compatibile con le attività strumentali, indipendentemente dalle culture in cui vengono messe all’opera. In terzo luogo, identità culturale e strumentalità devono riconoscere in qualunque società un riferimento al Soggetto, cioè ai diritti umani fondamentali&#8221;.</span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Naturalmente, le cose non sono così semplici come sono sembrate finora nella nostra discussione. Le cose non sono solo bianche o nere. Invece, ci sono molte gradazioni di grigio lungo un continuum di condizioni di genere.</span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Alcune persone gay possono anche avere conflitti di identità di genere. Per esempio, alcuni che inizialmente trovano posto nella comunità gay come ragazzi piuttosto effeminati, e si riconoscono nell’etichetta di drag queen, possono di fatto essere transgender o persino intensamente transessuali. Alcune persone fortemente transgender hanno preferenze sessuali verso il proprio sesso. Alcune persone, incluse persone transgender, possono essere bisessuali ed essere attratte da partners di entrambi i sessi. Sorgono poi questioni del tipo: una donna TS pre-op che ama una donna è eterosessuale o lesbica? In tutti questi casi, vediamo come la nostra tendenza ad “etichettare” velocemente le persone ci mette in difficoltà, inducendo errori e confusione.</span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Per esempio, se sappiamo che due partners sono “maschi genetici”, ci sono molti differenti scenari per ciò che sta realmente succedendo. Possono essere semplicemente due gay, entrambi con identità maschile, e questa relazione apparirà ad entrambi come una relazione tra due uomini.<br />
Tuttavia, uno dei due potrebbe essere un maschio eterosessuale che si è innamorato di qualcuno intensamente transgender, o di una donna transessuale non ancora operata. Entrambi i partners sentono che questa relazione è tra un uomo e una donna (Lynn ebbe alcune relazioni di questo genere quando era una giovane TS pre-op ). D’altro lato, entrambi potrebbero erroneamente riconoscersi come “gay” e pensare di avere una relazione gay, anche se da quasi tutti i punti di vista si tratta di fatto di una relazione uomo-donna.<span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Lo stesso tipo di complessità può sorgere in relazioni tra due donne genetiche, dipendentemente dalle identità di genere delle due amanti. E le cose possono essere ancora più sfumate se uno entrambi i partners sono solo moderatamente transgender o se uno o entrambi non rivelano la propria identità transgender al partner. Ancora, considerate cosa succede se uno dei due amanti in una relazione gay o lesbica è transgender e alla fine affronta la transizione. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Per esempio, una storia riportata da Sara Corbett sul New York Times Magazine del 14-10-01 sollevava la questione : “ <a href="http://www.nytimes.com/2001/10/14/magazine/14TRANSGENDER.html"><span style="color: windowtext; text-decoration: none; text-underline: none">Un cambiamento di sesso significa la fine di una relazione?</span></a>”. La storia riguardava due donne, Chris e Debbie, che erano amanti lesbiche e avevano una bambina piccola, Hanna (Debbie era stata fecondata con sperma di un donatore anonimo ). Tuttavia, Chris era intensamente transgender e in seguito ha affrontato la transizione (FtM ) , sottoponendosi ad interventi chirurgici e terapia ormonale con testosterone per diventare un uomo. La sua transizione inizialmente aveva sollevato molte domande e difficoltà nella sua relazione, che però da quel momento si è rafforzata ed è diventata più profonda. Debbie è ancora incinta e ora stanno aspettando un maschietto. Questa è la storia stupenda di due persone innamorate e della famiglia che hanno creato. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">  </span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Un’altra situazione comune è, per le donne transessuali non ancora operate che affrontano la transizione tardi, essere sposate con una donna e avere dei figli. Questo non deve sorprendere, a causa della pressione a lungo termine che la società esercita sul transessuale perché “esca con le donne” e a causa del desiderio del transessuale di una qualunque forma di intimità e di relazioni umane intime.</span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">In molti di questi casi, la moglie del transessuale può non avere nessuna consapevolezza che suo “marito” pensa a sé coma a una donna, desidera essere fisicamente una donna, e pensa che il suo matrimonio sia in qualche modo una relazione lesbica. Solo se il transessuale alla fine rivela la propria condizione e cerca aiuto la moglie conoscerà la verità. Nella maggior parte dei casi, queste relazioni gradualmente terminano se il marito affronta la transizione MtF. Tuttavia, in alcuni casi ( come nel caso di Chris e Debbie ) queste relazioni possono rimanere intatte se i due partner si amano profondamente e riescono ad adattarsi ai cambiamenti fisici della transizione. <span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Sia la comunità eterosessuale sia quella GLBT - (esistono molte varianti, incluse variazioni che hanno un ordine diverso delle lettere, ma <em>LGBT</em> è l&#8217;acronimo più comune ed è uno dei più accettati nell&#8217;uso corrente. Quando i <em>transgender</em> non sono inclusi nel riferimento il termine viene abbreviato in <span>LGB</span>. Si potrebbe, inoltre, anche aggiungere due <em>Q</em> per <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Queer" title="Queer"><span style="color: windowtext; text-decoration: none; text-underline: none">queer</span></a></em> e <em>questioning</em> (qualche volta abbreviato con un punto interrogativo) (<span>LGBTQ</span>, <span>LGBTQQ</span>); altre varianti sono diventate <span>LGBU</span>, dove <em>U</em> sta per &#8220;<em>unsure</em>&#8221; (insicuro), e <em>I</em> per <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Intersex" title="Intersex"><span style="color: windowtext; text-decoration: none; text-underline: none">intersex</span></a></em> (<span>LGBTI</span>), un&#8217;altra variante è <em>T</em> per <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Transessuale" title="Transessuale"><span style="color: windowtext; text-decoration: none; text-underline: none">transessuale</span></a></em> (<span>LGBTT</span>), un&#8217;altra è <em>T</em> (o <em>TS</em> o il numero 2) per persone con <em><a href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Two-Spirit&amp;action=edit&amp;redlink=1" title="Two-Spirit (pagina inesistente)"><span style="color: windowtext; text-decoration: none; text-underline: none">Two-Spirit</span></a></em> (due spiriti), e una <em>A</em> per <em><a href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Straight_ally&amp;action=edit&amp;redlink=1" title="Straight ally (pagina inesistente)"><span style="color: windowtext; text-decoration: none; text-underline: none">straight allies</span></a></em> (<span>LGBTA</span>). Una sua forma completa è <span>LGBTTTIQQA</span>, sebbene sia molto raro. La rivista <em><a href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Anything_That_Moves&amp;action=edit&amp;redlink=1" title="Anything That Moves (pagina inesistente)"><span style="color: windowtext; text-decoration: none; text-underline: none">Anything That Moves</span></a></em> ha coniato l&#8217;acronimo <span>FABGLITTER</span> (da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Feticismo_(sessualitÃ )" title="Feticismo (sessualità)"><span style="color: windowtext; text-decoration: none; text-underline: none">Fetish</span></a>, <em>Allies</em>, Bisessuale, <em>Gay</em>, Lesbica, <em>Intersex</em>, <em>Transgender</em>, <em>Transexual Engendering Revolution</em> (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione" title="Rivoluzione"><span style="color: windowtext; text-decoration: none; text-underline: none">rivoluzione</span></a> del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Genere_(scienze_sociali)" title="Genere (scienze sociali)"><span style="color: windowtext; text-decoration: none; text-underline: none">genere</span></a> transessuale). Il termine non è entrato, comunque, nell&#8217;uso comune. I termini transessuale e intersex sono stati considerati da un certo numero di persone unificabili tramite la descrizione del termine <em>transgender</em>, anche se molti transessuali e <em>intersex</em> obbiettano (entrambi per diverse ragioni). Le organizzazioni <em><a href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Gay-Straight_Alliance&amp;action=edit&amp;redlink=1" title="Gay-Straight Alliance (pagina inesistente)"><span style="color: windowtext; text-decoration: none; text-underline: none">Gay-Straight Alliance</span></a></em> (GSA) utilizzano spesso l&#8217;acronimo <em>LGBTQA</em> per <em>LGBT</em>—questioning e allies.<a name="Controversie" title="Controversie"></a> In ogni modo, <em>LGBT</em> è un termine per alcuni versi controverso. Per esempio, alcuni <em>transgender</em> e transessuali non gradiscono il termine LGBT perché essi non credono che la loro causa sia la stessa degli LGB; essi possono anche obbiettare quando un&#8217;organizzazione aggiunge una <em>T</em> al loro acronimo quando il livello di servizio che essi attualmente offrono per la gente trans è discutibile. Ci sono anche persone LGB che non gradiscono la <em>T</em> per le stesse o simili ragioni. In modo simile, alcuni intersex vogliono essere inclusi nei gruppi degli LGBT e preferirebbero l&#8217;acronimo <em>LGBTI</em>; altri, piuttosto, insistono che non sono una parte della comunità LGBT e non vorrebbero che venissero inclusi nell&#8217;acronimo. Molti transessuali, <em>transgender</em> e <em>intersex</em> credono che una distinzione dovrebbe essere fatta tra l&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Orientamento_sessuale" title="Orientamento sessuale"><span style="color: windowtext; text-decoration: none; text-underline: none">orientamento sessuale</span></a> e l&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/IdentitÃ _di_genere" title="Identità di genere"><span style="color: windowtext; text-decoration: none; text-underline: none">identità del genere sessuale</span></a>. GLB riguarda la prima, TTI la seconda. Molte persone hanno cercato un termine generico per sostituire l&#8217;acronimo. Sono state provate parole come &#8220;<em>queer</em>&#8221; e &#8220;<em>rainbow</em>&#8221; (arcobaleno) ma non sono state adottate dalla maggior parte. &#8220;<em>Queer</em>&#8221; per la gente non-giovane ha molte connotazioni negative, essi ricordano la parola come un insulto e una derisione). - stanno sempre più rendendosi conto che le differenze umane e le combinazioni di questo tipo non sono così inusuali e stanno cominciando a riconoscerle senza il bisogno di restringerle in un inquadramento sessuale o di assegnare loro etichette. La realtà è che le preferenze della gente riguardo al partner sessuale – sia che si sia attratti dallo “stesso” sesso o dal sesso “opposto” o da entrambi – possono essere riportate alle caratteristiche sessuali e/o di identità di genere o a una loro combinazione.</span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Abbiamo visto che ci sono molte variazioni e combinazioni legate alle condizioni di genere, lungo un vasto continuum di possibilità. Queste sono realtà importanti che condizionano profondamente la vita di molte persone riguardo alle loro relazioni amorose. Sfortunatamente, non abbiamo ancora un vocabolario adeguato per parlare di questo vasto campionario di fenomeni, e molte persone sono lasciate sole quando combattono per far fronte alla loro confusione riguardo al genere o con condizioni di identità transgender all’interno delle proprie relazioni amorose.</span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">La tendenza di psichiatri, psicologi, medici e sessuologi di catalogare come “travestiti”, &#8220;crossdressers&#8221;,  “transgender”, “transessuali”, etc., può veramente nascondere ciò che di fatto succede. Le stesse persone con problemi di identità di genere spesso si sentono intrappolate nella confusione e nelle controversie riguardo queste etichette. I consulenti e i loro clienti spesso si perdono all’infinito su questioni come “è questa persona ( o sono Io) un travestito, o realmente un transessuale?”, oppure “è questa persona un DQ o un TG o un TS?”. E così via di questo passo, spesso con una sovrapposizione di giudizi, di paternalismo e di condiscendenza, con alcune condizioni che vengono considerate “più accettabili” di altre, e vice versa, dipendentemente dall’interlocutore!Queste difficoltà con le “etichette” ci ricordano una profonda osservazione di Edwin Armstrong, un grande ingegnere ricercatore dell’inizio del 20esimo secolo che fece molte invenzioni che stanno alla base delle moderne tecnologie della comunicazione:<em> “Gli uomini sostituiscono le parole alla realtà, e poi discutono delle parole”</em><br />
    </span></span></p>
<p></span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Non sarebbe meglio chiedere, piuttosto che cercare di rispondere a domande senza senso riguardo a etichette che nascono già distorte? Qualcuno può essere un crossdresser, ma questo può non significare che sia un travestito. Potrebbe essere, invece, un TG o una TS o una DQ. Qualcuno può prendere gli ormoni e godere del proprio seno, senza che questo significhi necessariamente che sia TS e nemmeno TG! Potete vedere quanto sono imperfette le catalogazioni?</span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Le etichette danno l’illusione di essere di fronte a qualcosa di reale, ma quando si scende in profondità, in qualche modo svaniscono! Noi siamo ciò che facciamo, quello che proviamo, come ci comportiamo, il percorso che seguiamo. Noi tutti siamo sempre un “lavoro in corso” e non possiamo essere definiti una volta per tutte con una etichetta che resta appiccicata addosso.</span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Quello che realmente conta è ciò che senti dentro di te. Cosa ti dicono il tuo corpo e il tuo cuore che devi fare? Che comportamento tieni realmente? Che esperienze hai avuto? Quale percorso di genere ha senso per te? Quali cambiamenti fisici e sociali puoi e dovresti fare per trovare un più naturale e confortevole posto – fisicamente e socialmente – nella vita? Puoi fare questi cambiamenti senza sacrificare troppo nel lavoro, nelle relazioni famigliari, nelle tue aspettative di trovare, dopo, un partner?</p>
<p>Ora, queste sono domande reali che devono trovare una risposta reale. Nessuno può semplicemente fare una diagnosi e dirti: “ Tu sei TS, perciò dovresti fare X,Y e Z”. Semplicemente non funziona così. E’ molto più complesso di così.</p>
<p>Ci sono così tante variabili che non ha senso cercare di capire “in anticipo” chi è CD o TG o TS. Lo scopri vedendo nel tempo cosa fanno le persone. Alcune persone si travestono e questo è sufficiente a renderli felici. Potreste chiamarli “CD’s”, ma come fate a sapere cosa faranno tra dieci anni? Alcune persone affrontano una transizione sociale (usualmente con l’aiuto degli ormoni). Potreste chiamarli “TG’s”, ma cosa significa in realtà? Dopo tutto, potrebbero andare oltre e sottoporsi alla SRS prima o poi, o potrebbero persino tornare ad un ruolo sociale “normale” nel tempo. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Alcune persone vanno avanti con una transizione sociale e affrontano un riassegnamento chirurgico del sesso. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Potreste chiamarle “TS’s”, ma anche questo si è dimostrato un errore in alcuni casi.  </span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">L’unica cosa di cui potete essere sicuri, quando si tratta degli altri, è ciò che essi fanno: se qualcuno si traveste, allora quello è un comportamento reale e potete dire “quella persona si traveste”. Se qualcuno affronta una transizione sociale, quello è un comportamento reale e un punto di svolta nel suo percorso. Allora potete dire “quello ha affrontato una transizione TG”. Se qualcuno affronta una transizione sociale e si sottopone a SRS</span><font face="Times New Roman"> </font><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">(Operazione di conversione), anche quello è un comportamento reale e un punto di svolta nel suo percorso. Allora potete dire “quello ha affrontato una transizione TS”. Ma non ha alcun significato etichettare queste persone come CD, TG e TS eccetto che per una sorta di “abbreviazione” per riferirsi informalmente a quelle persone tenendo sempre a mente la grande complessità delle situazioni individuali e la loro variabilità nel tempo. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana"> </span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana"></span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Noi tutti dobbiamo anche essere aperti a cambiare, estendere ed evolvere questa terminologia man mano che la nostra comprensione e i modelli empirici di transgenderismo evolvono.</span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Le etichette affibbiate alle minoranze con problemi di genere non funzionano meglio per definire “il ruolo di queste minoranze” rispetto a quanto il termine “gioco di ruolo” funzionasse per definire ruoli veramente significativi nella comunità gay. Le etichette e i presunti ruoli che queste indicano sono semplicemente troppo statiche. Le etichette pongono dei confini troppo limitativi. Esse sono inutili per predire cosa una persona dovrebbe fare e realmente farà nel momento in cui scoprirà come si sente di vivere e di presentarsi alla società.</span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Solo voi potete decidere cosa il vostro cuore e il vostro corpo vi stanno dicendo, quali comportamenti dovreste esplorare, e quale percorso legato al genere dovreste seguire. Nel fare questo, dovreste considerare il più vasto spettro di possibilità e di opzioni. Non saltate alla conclusione di essere “CD” o “TS” per poi mimare gli stereotipi di “cosa un CD dovrebbe o non dovrebbe fare” o cosa “un TS dovrebbe o non dovrebbe fare”. Mentre andate avanti, siate sicuri di permettere al vostro percorso di virare verso direzioni possibilmente inaspettate rispetto al percorso inizialmente stabilito, in accordo con il modo in cui il vostro corpo e il vostro cuore mutano durante il cammino. <span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana"><br />
In modo simile, molti giovani oggi stanno superando le etichette di “normale” o “gay” o “lesbica” quando pensano ad un partner, perché queste etichette limitano troppo le opzioni di una persona per trovare il vero amore della sua vita. Per molte persone più anziane della comunità gay queste etichette hanno un profondo significato e giocano un ruolo importante nella propria auto-definizione. Le etichette diventano così strettamente legate alla loro identità e c’è una pressione notevole “politicamente corretta in senso gay” di aderire a quelle etichette e di applicarle a chiunque. Tuttavia, tali etichette semplicemente non funzionano per le molte persone “bisessuali” , le cui esperienze amorose dipendono dalle persone di cui capita loro di innamorarsi.</span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Ho tentato di proporre e descrivere le strategie culturali e di lotta di una minoranza involontaria quale quella delle persone transessuali, che considero involontaria perché frutto esclusivamente di condizioni sociali e strutturali.</span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">In questo senso riprendendo il quadro concettuale proposto da Wieviorka l’identità collettiva è connotabile con la modalità di rivendicazione dei diritti, volevo però esprimere un parere personale in riferimento alla costruzione di questa Identità Collettiva: essa è frutto del lavoro di un’avanguardia presente all’interno della minoranza. Io non credo che questi processi di emancipazione e rivendicazione siano dovuti ad un percorso di consapevolizzazione da parte di tutti i transessuali. Tra questi ve ne sono alcuni che hanno avviato dei processi di crescita individuali e poi di gruppo, processi che li hanno condotti, in un primo momento ad uscire di casa, ad incontrarsi con altri, a dire la propria sulle scelte politiche e sociali che li riguardavano, ad andare a fare una passeggiata o mangiare fuori, in sintesi a dare visibilità della propria condizione. Questo è per me un primo passo che rende il transessuale un individuo moderno. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">È una prima fase non facile poiché da un punto di vista psicologico comporta elementi e percorsi di accettazione individuale e di proposizione di un sé alla società. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Considerando il triangolo di Wieviorka uno strumento di analisi e non una scala, mi corre l’obbligo di puntualizzare come, a mio parere, i trans che sperimentano momenti di vita pubblica, con tutte le difficoltà di partecipazione che, per loro, ne conseguono, sono anche quelle che attivano percorsi di scelta e di costruzione di una nuova cultura. Probabilmente si tratta di un percorso di maturazione individuale ed organizzativa, ma possiamo dire che, oggi, i transessuali, che venti anni fa hanno dato vita alle loro organizzazioni e hanno cercato di migliorare le proprie condizioni, attualmente si stanno chiedendo come aiutare gli altri, facenti parte della minoranza, perché acquisiscano le stesse consapevolezze ed entrino in quella che io ho definito avanguardia. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: Verdana">Ma come far sì allora che i trans escano dallo status di minoranza involontaria? Credo che una sollecitazione conclusiva la fornisca Touraine: &#8220;affinché si formino dei nuovi attori sociali occorre anzitutto che venga riconosciuta l’esistenza di un nuovo tipo di società. L’ideologia attualmente dominante dipinge il mondo come un insieme di flussi incontrollabili, in continua trasformazione, con la conseguenza di rendere impossibile la formazione di nuovi movimenti sociali e persino di qualsiasi azione riformatrice. L’azione collettiva si basa, viceversa, sulla volontà di ogni individuo, gruppo o nazione di agire sui fatti economici, costruendo e trasformando la propria identità e la propria integrazione e difendendo un ideale di solidarietà. (…) Non si tratta più di conservare un ordine sociale, ma di creare le condizioni sociali che tutelino la libertà personale e tutte le diversità.&#8221;</span></p>
<p></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lides.it/?feed=rss2&amp;p=27</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Storia della sessualità</title>
		<link>http://www.lides.it/?p=25</link>
		<comments>http://www.lides.it/?p=25#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2009 10:18:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Sociologia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lides.it/?p=25</guid>
		<description><![CDATA[
Michel Foucault, nella sua autorevole Storia della sessualità in tre volumi (La volontà di sapere, L’uso dei piaceri e La cura di se) editi da Feltrinelli rispettivamente nel 2008, 2004 e 2006, propone di risalire al modo in cui, prima di concepirsi come soggetto di desiderio, l&#8217;uomo occidentale ha problematizzato il proprio rapporto con l&#8217;attività [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma"><span style="font-size: 14pt; font-family: Tahoma"><span style="font-size: 14pt; font-family: Tahoma"></span></span></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma">Michel Foucault, nella sua autorevole </span><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma">Storia della sessualità</span></em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma"> in tre volumi (<em>La volontà di sapere, L’uso dei piaceri</em> e <em>La cura di se</em>) editi da Feltrinelli rispettivamente nel 2008, 2004 e 2006, </span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma">propone di risalire al modo in cui, prima di concepirsi come soggetto di desiderio, l&#8217;uomo occidentale ha problematizzato il proprio rapporto con l&#8217;attività sessuale. Ciò che il filosofo prende in considerazione nei suoi tre saggi, però, non sono direttamente le abitudini o i comportamenti sessuali, ma i testi medici e filosofici che suggerivano regole di condotta o permettevano agli individui di interrogarsi su di essa: un insieme composito nel quale rientrano da un lato le opere di Platone, Aristotele, Senofonte, Plutarco, Epitteto, Seneca, dall&#8217;altro i trattati di Ippocrate, Galeno, Cornelio Celsio, ma anche una vastissima letteratura che va dai Ricordi di Marco Aurelio al Libro dei sogni di Artemidoro, agli scritti dei Padri della Chiesa. E’ dall&#8217;insieme di queste fonti, che emerge come già nell&#8217;antichità, l&#8217;attività e i piaceri sessuali siano stati problematizzati attraverso delle pratiche del sé, che non conducono all&#8217;elaborazione di un codice morale, bensì ad una <span>estetica dell&#8217;esistenza.</span></span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma">Nell’antichità sembra quindi, quanto meno ad un primo approccio, che le riflessioni morali dei greci e dei romani siano state molto più orientate verso le pratiche di sé e il problema dell’<span>askesis, ovvero dello </span>sforzo compiuto sulla via della realizzazione spirituale, che non verso le codificazioni di comportamenti e la definizione rigida del lecito e dell’illecito.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma"></span><span style="font-weight: normal; font-size: 14pt; color: windowtext; line-height: 150%; font-family: Tahoma">Ciò che differenzia il rapporto dell&#8217;individuo con se stesso nell&#8217;età cristiana, è dato certamente dalle diverse esperienze che lo costituiscono come </span><span style="font-weight: normal; font-size: 14pt; color: windowtext; line-height: 150%; font-family: Tahoma">soggetto morale</span><span style="font-weight: normal; font-size: 14pt; color: windowtext; line-height: 150%; font-family: Tahoma">. Per la cristianità, infatti, esiste una morale codificata, prescrittiva, che traccia una linea di separazione fra il lecito e l&#8217;illecito, e riconduce ad una </span><span style="font-weight: normal; font-size: 14pt; color: windowtext; line-height: 150%; font-family: Tahoma">carne</span><span style="font-weight: normal; font-size: 14pt; color: windowtext; line-height: 150%; font-family: Tahoma"> (termine cristiano che verrà, solo in epoca moderna, sostituito dalla nozione di sessualità) le sensazioni, le passioni e i comportamenti umani. Nel mondo antico, invece la moralità dei comportamenti </span><span style="font-weight: normal; font-size: 14pt; color: windowtext; line-height: 150%; font-family: Tahoma">non</span><span style="font-weight: normal; font-size: 14pt; color: windowtext; line-height: 150%; font-family: Tahoma"> è regolata da un codice di prescrizioni, ma si può valutare solo a posteriori, cioè in rapporto al tipo di soggettività che produce. Il tema dell&#8217;austerità sessuale, per esempio, elemento apparentemente comune alla riflessione cristiana e a quella antica, risponde in realtà a due logiche diametralmente opposte: da una parte c&#8217;è il tracciato dei grandi divieti sociali, religiosi e civili, dall&#8217;altra c&#8217;è una modalità del comportamento che cerca di massimizzare l&#8217;autorità e la libertà del soggetto nell&#8217;uso che egli fa dei suoi piaceri.</span></p>
<p><span style="font-weight: normal; font-size: 14pt; color: windowtext; line-height: 150%; font-family: Tahoma"></span><span style="font-weight: normal; font-size: 14pt; color: windowtext; line-height: 150%; font-family: Tahoma">Così, se la questione dell&#8217;austerità sessuale rappresentava già un problema per l&#8217;antichità, questo avveniva in un contesto del tutto diverso da quello emerso con la cultura cristiana, l&#8217;esigenza di austerità rispondeva, infatti, a preoccupazioni relative alla salute del corpo, al timore dell&#8217;atto sessuale come fonte di dispersione della propria energia, ed era oggetto perciò di una <em>Dietetica</em>, fondamentalmente diversa da quella terapeutica moderna.</span></p>
<p><span style="font-weight: normal; font-size: 14pt; color: windowtext; line-height: 150%; font-family: Tahoma"></span><span style="font-weight: normal; font-size: 14pt; color: windowtext; line-height: 150%; font-family: Tahoma">Allo stesso modo, la famiglia, quale centro delle relazioni sociali ed economiche, era oggetto di una <em>Economica</em> che valorizzava la fedeltà coniugale senza riportarla ad obblighi di castità. Vi era poi un&#8217;attenzione per la condizione d’autonomia che ciascun individuo adulto (e maschio), se libero, doveva poter acquisire, e questo dava luogo ad una <em>Erotica</em> nella quale le relazioni con i ragazzi erano problematizzate in vista di una pratica pedagogica che doveva trasformarli da &#8220;oggetti di piacere&#8221; in &#8220;soggetti padroni dei propri piaceri&#8221;. Infine si poneva un&#8217;istanza di <em>Verità</em>, definita in termini di saggezza, che richiedeva perciò una liberazione dai turbamenti esterni raggiungibile tramite l&#8217;astinenza.</span></p>
<p><span style="font-weight: normal; font-size: 14pt; color: windowtext; line-height: 150%; font-family: Tahoma"></span><span style="font-weight: normal; font-size: 14pt; color: windowtext; line-height: 150%; font-family: Tahoma">In ciascuno di questi campi, i comportamenti sessuali non venivano mai sottoposti ad una legge universale valida per tutti. Vi erano delle leggi comuni che gli uomini dovevano a rispettare e che riguardano, ad esempio, i doveri civici legati alla polis o i comportamenti religiosi. Ma è come se queste limitazioni tracciassero un cerchio molto largo all&#8217;interno del quale il pensiero antico vuole che ogni </span><span style="font-weight: normal; font-size: 14pt; color: windowtext; line-height: 150%; font-family: Tahoma">individuo</span><span style="font-weight: normal; font-size: 14pt; color: windowtext; line-height: 150%; font-family: Tahoma"> valuti la convenienza delle proprie azioni affinché i piaceri non conducano all&#8217;eccesso, allo spreco dell&#8217;energia e al dispendio dell&#8217;autorevolezza.</span></p>
<p><span style="font-weight: normal; font-size: 14pt; color: windowtext; line-height: 150%; font-family: Tahoma"></span><span style="font-weight: normal; font-size: 14pt; color: windowtext; line-height: 150%; font-family: Tahoma">Gli <span>aphrodisia</span> (ossia le opere, gli atti, tutto quanto riguarda l&#8217;amore e il sesso) sono perciò sottoposti ad un regime che indica nella temperanza, nella moderazione, nella padronanza (<span>enkrateia</span>) di se stessi e nella scelta del momento opportuno (<span>kairos</span>) il campo di un uso dei piaceri da cui dipende le realizzazione stessa dell&#8217;individuo come sostanza etica.</span></p>
<p><span style="font-weight: normal; font-size: 14pt; color: windowtext; line-height: 150%; font-family: Tahoma"></span><span style="font-weight: normal; font-size: 14pt; color: windowtext; line-height: 150%; font-family: Tahoma">A marcare più in profondità la distanza fra un&#8217;etica della legge universale e quella che Plutarco definiva la funzione ethopoietica del comportamento, è proprio l&#8217;esperienza degli <span>aphrodisia</span>, nozione incompatibile con quelle cristiane della carne e del desiderio. Gli <span>aphrodisia</span> non rimandano all&#8217;idea di una colpa originaria, ma solo alla consapevolezza di una forza che la natura ha immesso nell&#8217;uomo e che bisogna saper amministrare. Non si pone, dunque un criterio di integrità o di purezza che dovrebbe preservare l&#8217;individuo dal pericolo dei piaceri, ma solo il problema di un </span><span style="font-weight: normal; font-size: 14pt; color: windowtext; line-height: 150%; font-family: Tahoma">dominio di sé</span><span style="font-weight: normal; font-size: 14pt; color: windowtext; line-height: 150%; font-family: Tahoma"> non molto diverso dal potere che si esercita quando si amministra la propria casa o quando si assumono le responsabilità del proprio ruolo sociale.</span></p>
<p><span style="font-weight: normal; font-size: 14pt; color: windowtext; line-height: 150%; font-family: Tahoma"></span><span style="font-weight: normal; font-size: 14pt; color: windowtext; line-height: 150%; font-family: Tahoma">In questo senso l&#8217;etica, presso i Greci e i Romani, era un fatto prettamente </span><span style="font-weight: normal; font-size: 14pt; color: windowtext; line-height: 150%; font-family: Tahoma">politico</span><span style="font-weight: normal; font-size: 14pt; color: windowtext; line-height: 150%; font-family: Tahoma">. La libertà, in quanto condizione di non-schiavitù (da un&#8217;altra città, da coloro che ci circondano o ci governano, dalle proprie passioni) era un tema fondamentale, la cura della libertà è stato un problema essenziale, permanente, durante gli otto grandi secoli della cultura antica. Troviamo qui un&#8217;etica incentrata intorno alla cura di sé e che dà all&#8217;etica antica la sua forma così particolare. Non dico che l&#8217;etica sia la cura di sé, ma che, nell&#8217;Antichità, l&#8217;etica, in quanto pratica riflessa della libertà ha ruotato intorno all&#8217;imperativo fondamentale ascrivibile nell’espressione: “abbi cura di te stesso”. Non essere schiavi delle proprie passioni implicava, infatti, la capacità di stabilire con se stessi un certo rapporto di dominio, di padronanza (in greco <span>arché</span>, potere, comando).</span></p>
<p><span style="font-weight: normal; font-size: 14pt; color: windowtext; line-height: 150%; font-family: Tahoma"></span><span style="font-weight: normal; font-size: 14pt; color: windowtext; line-height: 150%; font-family: Tahoma">La ricognizione di Foucault nelle pratiche di sé dell&#8217;antichità mostra come il fulcro della riflessione morale circa i piaceri (in primis i piaceri sessuali), fosse la temperanza intesa come </span><span style="font-weight: normal; font-size: 14pt; color: windowtext; line-height: 150%; font-family: Tahoma">esercizio di una libertà</span><span style="font-weight: normal; font-size: 14pt; color: windowtext; line-height: 150%; font-family: Tahoma"> che si attua nella padronanza di sé, nell&#8217;atteggiamento cioè con cui il soggetto entra in rapporto con sé e con gli altri.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma">Non dimentichiamo che Foucault non esita a definire comunque disgustosa l&#8217;etica greca del piacere legata com’è ad un modello di società virile e dissimmetrica, dove per esempio la penetrazione era vissuta come un simbolo dei rapporti sociali, infatti, solo le donne e gli schiavi dovevano essere penetrati, perché naturalmente sottomessi agli uomini liberi. Nella morale greca classica, che già in partenza è una morale rivolta solo agli uomini liberi, la partizione fondamentale è allora esclusivamente quella tra attività e passività.</span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma">La morale greca com’è centrata sul tema della scelta personale, non impone leggi uguali per tutti, ma si rivolge solo a chi decide di vivere una vita bella, una vita esemplare che lasci un buon ricordo di sé alla posterità.</span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma">I Greci e i Romani ci insegnano quindi che è possibile avere un rapporto estetico con l&#8217;etica, un rapporto, cioè, che non ha a che fare con la legge o con la verità, ma con la volontà di vivere una vita bella. Questo significa ad esempio che non ci sono per i Greci desideri profondi da interpretare per purificarsi dal peccato o per liberarsi dalla nevrosi, ma ci sono semplicemente atti sessuali da praticare per trarne piacere nel modo giusto e nel momento giusto in modo che si armonizzino all&#8217;intera vita sentimentale e sociale di un uomo o di una donna. Di fronte a tale dispositivo di sessualità che impone una decifrazione della propria identità finalizzata ad un rapporto autentico con se stessi, a mio parere Foucault sembra quasi raccogliere l&#8217;eredità dei Greci come una possibilità di resistenza.</span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma">L&#8217;etica classica, è quindi un&#8217;etica della cura di sé, che prescrive di prendersi cura in modo autonomo di sé stessi, di nutrirsi in modo salutare, di praticare sport, di praticare sesso in modo che dia un sano piacere, di meditare sulle proprie azioni passate in modo da compiere le scelte giuste in futuro. E giuste sono le scelte che permettono di essere padroni di sé, vale a dire di essere liberi e non sottomessi alla volontà di altri. L&#8217;antichità suggerisce quasi la possibilità di un&#8217;etica non centrata sul problema dell&#8217;autenticità, della corrispondenza delle proprie azioni ad un&#8217;identità già data che dobbiamo solo riconoscere e ascoltare, ma appunto su quello della creatività. <em>&#8220;Dall&#8217;idea che il sé non ci è dato,</em> scrive Foucault, <em>penso che si possa trarre una sola conseguenza pratica: noi dobbiamo creare noi stessi come un&#8217;opera d&#8217;arte&#8221;</em>, e quando si è artisti di se stessi, si dà a se stessi la propria regola, e non si accettano leggi preconfezionate.</span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma">Questo non significa che la cura di sé sia un lavoro solitario ed egoistico è anzi un lavoro che coinvolge gli altri in una ricerca, in un confronto, in uno scambio continuo, ma mai cercando regole valide sempre e per tutti.</span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma">In questo percorso Foucault è altresì affascinato dall’idea della ricerca del piacere attraverso parti insolite del corpo, attraverso un gioco che consenta di sperimentarsi in situazioni differenti, talvolta di dominio, talvolta di sottomissione. Quasi a perdersi in una pratica creativa, che si muove sulla superficie dei corpi e che non cerca verità profonde a cui ricondurre i propri comportamenti sessuali, che in quanto gioco non ubbidisce a leggi universali perché le regole vengono contrattate ogni volta. </span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma">L&#8217;invito di Foucault all’uomo contemporaneo potrebbe essere allora quello di inventare sempre nuove forme di piacere, e di sperimentare nuovi modi in cui declinare le nostre identità pur nella consapevolezza che non possiamo semplicemente sbarazzarcene, consapevoli del fatto che comunque viviamo in un mondo che funziona attraverso le polarizzazioni uomo-donna, eterosessuale-omosessuale, e che fa dell&#8217;identità sessuale l&#8217;asse portante dell&#8217;identità personale e il perno attorno a cui ruota buona parte delle nostre problematizzazioni morali.</span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma">Bisogna prendere atto, quindi, che la s<span>toria della sessualità</span> è divenuta una storia centrata sull’anima, ed in quanto tale è destinata a diventare la storia del rigore di ingiunzioni ed istituzioni molteplici, trasformandosi in una partita giocata prima di tutto all’interno della psiche umana. Di quest’ultima ora, sembra dire l’autore, sappiamo anzi che ne traccia il perimetro e ne costituisce la forma.</span><strong><span style="font-size: 10pt; color: maroon; line-height: 150%; font-family: 'Times New Roman'"><br clear="all" style="page-break-before: always" /></span></strong></p>
<h5 style="margin: 5pt -2.85pt 5pt 36pt; line-height: 150%; text-align: justify"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma"></span></h5>
<p><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma">“<em>Non ho voluto fare una storia di comportamenti sessuali nelle società occidentali, ma trattare un problema molto più austero e circoscritto: in che modo questi comportamenti sono diventati oggetti di sapere? Come, cioè per quali vie e per quali ragioni, si è organizzato questo campo di conoscenza che, con una parola recente chiamiamo la sessualità”.</em></span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma">Foucault racconta allora che è possibile scorgere il modo in cui si è formato, da più di tre secoli, il sapere sul sesso, sul modo in cui si sono moltiplicati i discorsi che l’hanno preso ad oggetto, e sulle ragioni per le quali siamo giunti a dare un valore quasi favoloso alla verità che essi pensavano produrre. Scrive quindi la storia del modo in cui gli esseri umani hanno messo in atto la conoscenza per impadronirsi dell’esperienza sessuale e racconta come a partire dal XVIII secolo si possano distingue quattro grandi insiemi strategici che scaturiscono direttamente dal triplice rapporto potere-sapere-sessualità e che sviluppano a proposito del sesso dispositivi specifici di sapere e di potere, <span>quattro insiemi strategici, egli dirà, <em>“che diventano la realtà dei fatti”</em>.</span></span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma">- E’ per esempio l’isterizzazione del corpo della donna, </span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma">qualificato e squalificato come corpo integralmente saturo di sessualità, integrato per effetto di una patologia che gli sarebbe intrinseca al campo delle pratiche mediche ed infine messo in comunicazione organica con il corpo sociale (di cui deve assicurare la fecondità regolata), lo spazio familiare (di cui deve essere elemento essenziale e funzionale) e la vita dei figli (che produce e che deve garantire grazie ad una responsabilità biologico-morale che dura per tutto il periodo dell’educazione). E’ la madre, che con la sua immagine in negativo che è la donna nervosa, che costituisce la forma più visibile di questa isterizzazione.</span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma">- La p<span>edagogizzazione del sesso del bambino, visto</span> come un soggetto a rischio, pericoloso ed in pericolo, suscettibile di darsi ad un’attività sessuale, cosa che si traduce in Occidente per quasi due secoli nella guerra contro l’onanismo considerata pratica che porta in se pericoli fisici e morali, collettivi ed individuali che investe i genitori, le famiglie, gli educatori, i medici e più tardi gli psicologi.</span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma">- La s<span>ocializzazione delle condotte procreatrici, sia questa</span> economica, attraverso tutte le incitazioni o i freni posti alla fecondità delle coppie, o a mezzo di misure sociali o fiscali e politiche, ed infine, medica attraverso il valore patogeno per l’individuo e per la specie attribuito alle pratiche di controllo delle nascite.</span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma">Ed infine la p<span>sichiatrizzazione del piacere perverso, laddove</span> l’atto sessuale è stato isolato come istinto biologico e psichico autonomo e viene fatta l’analisi clinica di tutte le forme di anomalie di cui l’individuo può essere affetto assegnando un ruolo di normalizzazione e di patologizzazione sull’intera condotta nella convinzione di fondo che anima l’intero discorso di Foucalt che <em>“la sessualità è l’insieme degli effetti prodotti nei corpi, nei comportamenti, nei rapporti sociali da un certo dispositivo che dipende da una tecnologia politica complessa”</em>. </span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma">Resta a questo punto da chiedersi come si sia formata la cultura della sessualità, nel tentativo di comprendere come il potere che si esercita nel nostro presente, abbia radici nei secoli passati e assume nomi differenti. </span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma">La nozione di Potere, inteso come <em>potere disciplinare</em>, per esempio, rimanda al fatto che il potere non si limita a vietare, a impedire, a reprimere, a dire no. Foucault stesso ribadisce che l&#8217;idea di un potere semplicemente repressivo è limitativa, tale è povero nelle sue risorse, economo nei suoi procedimenti, monotono nelle tattiche che usa, incapace d&#8217;invenzione e in un certo modo condannato a ripetersi sempre. In secondo luogo perché è un potere che non avrebbe altro che la potenza del no, sarebbe incapace di produrre alcunché, atto com’è solo a porre limiti, sarebbe essenzialmente anti-energia e il paradosso della sua efficacia sarebbe di non potere nulla, se non far sì che ciò che sottomette non possa a sua volta far niente, se non quel che gli si permette di fare. Ed infine perché sarebbe un potere il cui modello sarebbe essenzialmente giuridico, centrato sul solo enunciato della legge e sul solo funzionamento del divieto. Tutti i modi di dominio, di sottomissione, di assoggettamento si ridurrebbero in fin dei conti all&#8217;effetto di obbedienza. Ma il vero potere non si limita a reprimere o ad obbligare all&#8217;obbedienza, e se ce lo rappresentiamo così è perché in questo modo è più tollerabile, perché in questo modo ci appare come qualcosa di esterno, da cui è più facile liberarsi. Ma in realtà, prosegue l’autore, il potere è creativo e produttivo, disciplina i nostri corpi, i nostri movimenti, le nostre abitudini, costruisce modelli per le nostre relazioni sociali financo quelle sentimentali e sessuali. Decide delle norme che sono parametri di giudizio per le nostre azioni, e ci sorveglia continuamente fin nei nostri più piccoli atti, fin nei nostri più profondi moti dell&#8217;animo. Il potere disciplinare non ha un unico centro, ma si esercita attraverso agenzie sparse su tutto il tessuto sociale: la famiglia, ad esempio, e la scuola, la chiesa, la polizia, l&#8217;amministrazione, persino i servizi sanitari. Il potere, insomma, non solo reprime, ma educa, ci addestra come animali ammaestrati, plasma i nostri comportamenti, e addirittura la nostra interiorità. E alleandosi con i saperi della biologia e della medicina, il potere prende in carico direttamente la vita è per questo che è bio-potere, basti pensare alle politiche d&#8217;igiene e di controllo delle nascite degli stati ottocenteschi e novecenteschi, oppure a quella follia totalitaria che è stata il nazionalsocialismo, con il suo appello alla purezza della razza. Il potere moderno si prende carico della popolazione e non solo del territorio, ma nell&#8217;amministrare le masse non trascura gli individui. Lo stato moderno ha fatto poi propria una tecnologia di potere che ha appreso dalla chiesa cristiana, quella che Foucault chiama <em>potere pastorale</em>. Come il pastore cristiano, infatti, il potere moderno amministra la totalità dei cittadini prendendosi cura dei singoli cittadini, accudendoli amorevolmente, educandoli accuratamente. E per fare questo deve conoscerli. Per questo li ascolta ad uno ad uno, inducendoli a parlare, confessandoli. È appunto la confessione, quella modalità di discorso a cui secondo Foucault continuamente siamo chiamati anche oggi che costituisce il nucleo del potere nella sua forma pastorale.</span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma">Il potere passa quindi attraverso la parola, e attraverso la parola determina anche il nostro rapporto con noi stessi, edifica la nostra interiorità, nel senso che ci induce ad autorappresentarci come dotati di un dentro, di un nucleo di desideri, di pulsioni e di istinti con cui dobbiamo fare i conti. Questo è uno di quei passaggi del pensiero di Foucault in cui si fa più evidente il carattere di meditazione, perché accettare tale pensiero significa accettare di modificare il nostro rapporto con noi stessi. Al centro del potere moderno è quindi, quel nucleo che produce e non solo vieta, che amministra la vita e che si esercita sulla popolazione esercitandosi sui singoli individui.</span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma">Foucault pone un dispositivo di potere, a cui dà il nome di sessualità. Questo significa che la sessualità è esattamente quel qualcosa attorno a cui ruota la gran parte delle nostre prescrizioni morali, è un prodotto del potere, al tempo stesso è un suo strumento e un suo effetto. Non è qualcosa di profondo e di interno che nasce con noi, ma è qualcosa che l&#8217;esterno il potere produce in noi. Non è nulla di naturale, ma è qualcosa di storico, di culturale, che un tempo non c&#8217;era.</span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma">Affermando questo, Foucault però mette in discussione quelle che chiama teorie repressive del potere, quelle teorie che provengono dalla psicoanalisi e che sono entrate nel nostro senso comune, quelle teorie secondo cui nasceremmo con un corredo di pulsioni e di istinti sessuali, che poi un potere esterno reprimerebbe o sublimerebbe. </span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma">Sembra dire allora che il nostro compito sarebbe quello di liberarci da tale potere per rimetterci in contatto con le profondità del nostro animo e raggiungere la pienezza della nostra umanità. Il nostro compito sarebbe una liberazione sessuale che dovrebbe riconciliarci con la nostra natura. Ma la felicità è sempre ricerca, processo, e deve fare i conti con la situazione storica e parziale che viviamo. Non esiste infatti una natura sessuale da liberare, ma esiste un dispositivo di sessualità con cui fare i conti per proseguire il cammino verso la libertà e la felicità. </span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma">Per Foucault l&#8217;interiorità, il dentro, è quindi una costruzione storica, è un fuori ripiegato, ed il potere non è qualcosa di esterno a questo dentro, ma è amalgamato ad esso nel nostro autorappresentarci dotati di una sessualità profonda. Noi siamo fatti anche di potere. Del resto noi saremo sempre fatti anche di potere, perché non esiste un paradiso terrestre in cui il potere non esiste, e perché vivere in società significa sempre vivere immersi in flussi di potere, e questo non ci rende più schiavi, ma al contrario ci rende più liberi. </span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma">Se ci fosse soltanto una natura da riconoscere, infatti, una volta che l&#8217;avessimo raggiunta dovremmo solo ascoltarla, saremmo obbligati dai suoi desideri, dalle sue richieste. E se lo fossimo davvero non saremmo liberi !</span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma">La Storia della sessualità non è dunque una storia dei comportamenti sessuali, ma è storia di come questi comportamenti sono diventati oggetti di sapere, e di come si è costituito quel campo di conoscenze che noi chiamiamo sessualità.</span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma">La sessualità è esempio di come il potere pastorale assoggetti gli individui legandoli a sé stessi, e inventando per loro un&#8217;interiorità da decifrare.</span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma">Foucault contesta, a questo punto, l&#8217;opinione secondo cui nella società cattolica-borghese dall&#8217;ottocento in poi i comportamenti sessuali sarebbero stati repressi come mai prima, e che solo Freud avrebbe tolto questo velo di silenzio steso sopra la sessualità. Non è vero, sembra dire, che l&#8217;uomo e la donna occidentali siano abituati a tacere sul sesso, al contrario sono obbligati a dire tutto sul sesso e ad attendersi da questo discorso modificazioni del proprio desiderio e della propria personalità.</span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma">Per questo se è vero che dal concilio Laterano del 1215 </span></p>
<personname ProductID="la Chiesa"></personname><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma">la Chiesa</span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma"> rende la confessione obbligatoria per tutti i fedeli, è dopo il Concilio di Trento, svoltosi tra il 1545 e il 1563, che la Chiesa accresce il dominio della confessione. Non solo i comportamenti sessuali, gli atti, ma anche i pensieri più reconditi, le fantasie più segrete, i pensieri più profondi vanno confessati. Dal XVIII secolo il potere pastorale dello Stato si appropria di questa costrizione al discorso nata nella confessione cristiana e interviene sul sesso per esercitare il controllo sulla popolazione. Ora in un’ottica natalista, ora antinatalista, nelle scuole e nei collegi non si fa che controllare la sessualità dei bambini, e addirittura si costruiscono i bagni e le camerate in modo che si possa sempre sorvegliare che non si masturbino. Nel XIX secolo sono molti i saperi che si occupano di sesso: psichiatria, medicina, giustizia penale e pedagogia elaborano tutta una serie di controlli sociali rivolti alle coppie, ai genitori e ai figli. Si ha una vera e propria esplosione discorsiva sul sesso, un&#8217;esplosione di discorsi molteplici organizzati attorno a nuclei differenti, ma tutti questi discorsi hanno qualcosa in comune, sono sottesi da un unico dispositivo creato per incitare al discorso sul sesso, lo si fa apparire come un segreto che è indispensabile scovare, come un dentro, una profondità che solo un atto di coraggio può fare emergere.</span><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma">“Quel che è caratteristico della società moderne non è che abbiano condannato il sesso a restare nell&#8217;ombra, ma che siano condannate a parlarne sempre, facendolo passare per il segreto”</span></em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma">. E’ di nuovo Foucault ad analizzare le conseguenze di questa ingiunzione generalizzata al discorso sul sesso. Il dispositivo di sessualità non riduce, infatti, le perversioni, ma anzi le produce, non vuole farle scomparire, ma farle confessare. Il suo effetto non è l&#8217;imposizione della norma sessuale, l&#8217;imposizione del modello della coppia eterosessuale feconda che produce mano d&#8217;opera per il sistema produttivo come vorrebbero quelle teorie che uniscono marxismo e psicoanalisi. Le perversioni non sono ostacoli che il potere deve abbattere per costruire una società ordinata, ma sono appigli a cui il potere si aggrappa, sostegni a cui il potere si appoggia per avanzare, per penetrare capillarmente nella società, nella famiglia, tutto intorno e dentro l&#8217;individuo per controllarlo.</span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma">Ad esempio nel reprimere la masturbazione di bambini e adolescenti si è costituito questo piacere solitario come segreto e si è fatto leva su di esso per esercitare controlli che investono non solo i bambini, ma anche i genitori e gli educatori che devono controllare non solo i bambini ma anche se stessi, anche i propri desideri verso i bambini. E in questi sguardi di controlli incrociati tutti sanno che i bambini e gli adolescenti continueranno a masturbarsi, e nessuno aspira realmente ad estinguere questa pratica autoerotica. Analogamente le sessualità periferiche non vengono combattute, ma alimentate. E la perversione si fa corpo, non più atto isolato, si fa identità che caratterizza un individuo per tutta la vita. L&#8217;esempio in questo caso è l&#8217;omosessualità. Presso gli antichi, nel Medioevo e ancora all&#8217;inizio dell&#8217;età moderna la sodomia designava una tipologia di atti vietati, invece nel XIX secolo, a partire da un articolo di Karl Westphal del </span><metricconverter ProductID="1870, l"></metricconverter><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma">1870, l</span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma">&#8216;omosessuale diventa un personaggio con una biografia, una storia, una forma di vita sui generis. Non più un uomo come gli altri che compie atti contro natura, ma una tipologia differente di uomo. L&#8217;omosessualità è un esempio lampante di perversione prodotta dal dispositivo di sessualità, non è solo un atto a cui decidere se abbandonarsi o meno, ma è questione di desideri, di fantasie, di personalità che richiede tutto un lavoro di comprensione e di decifrazione, nel confessionale con il prete, sul lettino dell&#8217;analista, o attraverso un silenzioso dialogo con se stessi. Lavoro che coinvolge non solo chi in questa identità si riconosce, ma anche gli eterosessuali, anch&#8217;essi costretti a riconoscere o a confessare i loro desideri omosessuali per esorcizzarli e per liberarsene. </span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Tahoma">Nel denunciare il fatto che l&#8217;identità sessuale sia prodotto storico e non natura, Foucault non vuole indurci a liberarcene, perché Foucault sa bene che le costruzioni del potere, di quel potere che è sempre presente e di cui non possiamo fare a meno, sono realissime, nel senso che costituiscono la nostra realtà di uomini e di donne. Se potessimo liberarci del potere una volta per tutte, di noi non rimarrebbe nulla. Del resto, secondo Foucault, dire di no costituisce la forma minima di resistenza. In certi momenti tale forma minima è molto importante però, egli è ben consapevole che quando la resistenza non si riduce alla sua forma minima, allora è una pratica inventiva e creativa, che trasforma le relazioni di potere in cui s&#8217;iscrive. Questa trasformazione ha come punto di partenza la situazione che combatte, e si esercita sul materiale che il potere in tale situazione le fornisce.</span></p>
<p><span style="font-weight: normal; font-size: 14pt; color: windowtext; line-height: 150%; font-family: Tahoma">Se il soggetto non è una sostanza, ma è una forma mai identica a se stessa, e se gli antichi sono l&#8217;esempio di come si possano costruire soggettività diverse da quelle cui siamo abituati a pensare, allora è davvero possibile, sembra dirci Foucault, reperire elementi e modalità da cui possano emergere soggettività capaci di darsi liberamente uno stile di vita. Una modalità di esistenza con le sue regole di condotta e la possibilità che ciascuno determini la propria sostanza etica scegliendo quale parte di sé debba entrare a costituire la materia della propria condotta morale. Questo non indica però una situazione di anarchia di valori: costituirsi in quanto soggetti morali non vuol dire solo essere capaci di condursi conformemente a delle regole ma anche essere pronti sempre a trasformare se stessi in soggetti responsabili della propria condotta.</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lides.it/?feed=rss2&amp;p=25</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>La salute sessuale</title>
		<link>http://www.lides.it/?p=19</link>
		<comments>http://www.lides.it/?p=19#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 16 Oct 2008 13:52:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Sociologia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lides.it/?p=19</guid>
		<description><![CDATA[Nel 1974, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, promosse a Ginevra un convegno sul tema “Educazione e trattamento della Sessualità umana: l’addestramento dei professionisti della salute”. Gli specialisti che parteciparono alla conferenza, sulla base di numerose ricerche e relazioni sul tema, definirono il concetto di salute sessuale in questi termini: “La salute sessuale risulta dall’integrazione degli aspetti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: black; font-family: Verdana">Nel 1974, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, promosse a Ginevra un convegno sul tema “Educazione e trattamento della Sessualità umana: l’addestramento dei professionisti della salute”. </span><span style="color: black; font-family: Verdana">Gli specialisti che parteciparono alla conferenza, sulla base di numerose ricerche e relazioni sul tema, definirono il concetto di salute sessuale in questi termini: “La salute sessuale risulta dall’integrazione degli aspetti somatici, affettivi, intellettivi e sociali dell’essere sessuato che consentono la valorizzazione della personalità, della comunicazione e dell’amore”.</span><span style="color: black; font-family: Verdana">In particolare, la salute sessuale implica:</span><span style="color: black; font-family: Verdana">1) la capacità di gioire, avendone la piena padronanza, di un comportamento sessuale e<span>  </span>riproduttivo in armonia con un’etica sociale e personale;</span><span style="color: black; font-family: Verdana">2) essere esenti da sentimenti di odio, di vergogna, di colpevolezza, di false credenze e altri fattori psicologici che inibiscono la risposta sessuale e turbano la relazione sessuale;</span><span style="color: black; font-family: Verdana">3) essere esenti da turbe, malattie e deficienze organiche che interferiscono con le funzioni sessuali e riproduttive.</span><span style="color: black; font-family: Verdana">Tra i punti (in tutto venti) che furono affrontati nel convegno, si evidenziò la necessità di training formativi mirati per il personale coinvolto nell’educazione e nella consulenza sessuale. Tale necessità, non era solo riferita a quei professionisti che maggiormente lavorano con persone che hanno problemi di salute sessuale (come ginecologi, urologi, psichiatri etc.) ma anche a consulenti familiari, insegnanti, educatori e via dicendo.</span><span style="color: black; font-family: Verdana">Fu altresì evidenziata l’importanza di un approccio multidisciplinare alla salute sessuale, caratterizzato dall’integrazione e dal lavoro in equipe di diverse figure professionali come psicologi, psichiatri, ginecologi, urologi, pediatri, etc..</span><span style="color: black; font-family: Verdana">L’educazione, la consulenza e la terapia, infine, devono essere considerati come parti inseparabili di un obiettivo finale da raggiungere per una ottimale salute sessuale.</span><span style="color: black; font-family: Verdana">La salute sessuale, infine, non deve essere confusa con il concetto di “normalità” sessuale: quest’ultimo infatti, determina spesso una visione restrittiva circa l’adozione di scelte e inclinazioni sessuali che si discostano dalla cosiddetta “norma” (frutto di influssi culturali, religiosi e morali che caratterizzano una società in un determinato periodo). </span><span style="color: black; font-family: Verdana">La salute sessuale, a differenza della norma, non implica un’imposizione, ma la possibilità e la capacità di raggiungere una soddisfacente vita sessuale senza dimenticare le specifiche esigenze,<span>  </span>la soggettività, il rispetto dell’individuo e del suo contesto di relazione.</span><font face="Times New Roman"> </font></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lides.it/?feed=rss2&amp;p=19</wfw:commentRss>
		</item>
	</channel>
</rss>
